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Qual è il miglior esempio possibile per un figlio?

Lo diciamo spesso che tutto ciò che conta è l’esempio. Diciamo anche che vogliamo crescere figli che siano la migliore versione di noi, che siano persone risolte e felici. Lo dico anch’io eh e che questo blog mi sia testimone se non lo scrivo almeno tre post su cinque.

Lo dico ma poi ci sono quei momenti in cui mica lo so davvero se per mio figlio sono un esempio valido, un modello da seguire. Parliamoci chiaro: io navigo a vista.

Ho trent’anni (avrò sempre trent’anni finché non ne avrò almeno trentacinque, quindi rassegnatevi), ho progetti di lavoro della durata che oscillano dai tre ai sei mesi, non ho ancora capito cos’è che faccia funzionare le relazioni e se io sono adatta per una relazione duratura o no. Programmo la mia vita di settimana in settimana perché devo incastrare lavori disparati e non guardo più lontano perché quando lo faccio mi assale il terrore pure del che sarà.

Insomma, sono tutto tranne che risolta.

Cerco di risolvermi? A giorni sì, a giorni meno.

Mantengo la pazienza e prima di urlare conto fino a dieci? A volte sì, a volte no.

Sorrido sempre e mi ripeto che sono una ragazza fortunata e che andrà tutto bene? A volte sì, a volte no.

Sono altruista, generosa e sempre onesta con me stessa? A volte sì, a volte no.

Ascolto mio figlio e accolgo con entusiasmo le sue proposte di gioco? A volte sì, a volte no.

Sono coerente come dovrei, fedele agli impegni presi come vorrei? A giorni sì, a giorni meno.

Quindi, possa davvero definirmi un esempio per mio figlio?

Sono cioè davvero quella migliore versione di me stessa che dovrebbe, secondo quanto dichiarato più volte, imbevere mio figlio, il suo carattere, la sua percezione del mondo? La verità credo sia che non siamo tutti perfettibili. Alcune persone quando diventano genitori sanno diventarlo, in virtù di questo loro nuovo ruolo. Altre persone lo sono sempre, a prescindere dai figli. Altre persone no. C’è la fragilità, la quotidianità, l’umana imperfezione di chi diventando mamma non è, improvvisamente e miracolosamente, divenuto la versione edulcorata di se stessa. Quello che mi chiedo è se c’è un modello, un esempio, che valga per tutti perché alcune caratteristiche, attitudini, sono ampiamente riconosciute, quasi all’unanimità, come giuste.

Quindi: c’è un modello universale che può andare bene per tutti e al quale far ispirare i nostri figli Oppure, anche in questo caso, vale la relatività delle contingenze per cui per ogni figlio c’è un genitore che tenta di fare del suo meglio anche se, con molta probabilità un giorno verrà additato, dall’analista del suddetto figlio ormai adulto come la causa principe di ogni mancanza e infelicità?

Io voglio davvero che mio figlio cresca con l’idea che la felicità è possibile, non facile eh, non sempre a portata di mano, ma possibile. E che la meriti. Lui e le persone che nella sua vita amerà. Però, semplicemente io quest’idea, di meritarmela la felicità, mica ce l’ho dentro di me e allora, come si fa?

Magari inizio col cercarmi un’analista tanto già lo so che mi dirà che la colpa è tutta dei miei genitori.

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2 Commenti

  • Rispondi Serena 20 settembre 2017 alle 11:38

    Ti do una brutta notizia: ho 37 anni ed anch’io ho sempre 30 anni (almeno finché nn ne avrò 40)

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