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L’ora d’aria

Quando dicevo di non essere pronta per diventare mamma mi riferivo esattamente a questo. Al fatto che non sarei riuscita a rinunciare a cuor leggero ad un fine settimana che stavo organizzando da mesi, con gli amici di sempre, per una febbre improvvisa (e parecchio inopportuna) del Nano. Continua a Leggere

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Di uscite domenicali e città che non sono eterne

La città che muore è un nome abbastanza evocativo da giustificare, già di per sé, una visita a questo suggestivo borgo. Civita di Bagnoregio, tra Orvieto e Viterbo, è un borghetto medievale condannato all’erosione. Costruita dagli etruschi su un colle di tufo è collegata al resto del mondo da un ponte, rappresentando,  un’isola sospesa sul nulla e minata alla base dalla continua erosione di due torrentelli che scorrono nelle valli sottostanti e dall’azione degli agenti atmosferici.

In pratica Civita si sta sgretolando, lentamente ma inesorabilmente.

Capite perché una visita a questo suggestivo borgo, attaccato con ferocia alla sua torre di pietra, sia obbligatoria quanto suggestiva. Se poi c’è pure il sole l’uscita domenicale è servita.

CIVITA DI BAGNOREGIO

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Dopo aver percosso i 300 metri di ponte ho capito sostanzialmente una cosa: nella mia vita urge attività sportiva, di qualsiasi natura essa sia e per non pensarci troppo mi sono seduta a tavola. Il consiglio è quello di prenotare perché, nonostante i ristorantini (tutti caratteristici e molto carini) siano parecchi,  durante la bella stagione si riempiono subito (date anche le loro ridotte dimensioni).

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Avevamo prenotato Al Forno di Agnese che si è rivelata un’ottima scelta anche se non  non troppo economica: mangiare tipico e di qualità, servizio buono e “alla mano”.

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Anche l’organizzazione nanesca è andata bene. Sostanzialmente è bastato un termos per il pranzo e una merenda “omogeneizzata” per risolvere tutte le mie paranoie legate al mio se usciamo con Pietro dovremo portarci via mezza casa. Tutte scuse, come al solito.

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Naturalmente non poteva mancare la dozzina di selfie ai quali ho costretto i miei compagni di uscita domenicale che, tra l’altro, si sono rivelati risolutori anche per le mie braccia dato che si sono spupazzati il Nano per tutta la giornata.

Un rimedio più che efficace per l’umore e per la schiena.

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Quando arriva lunedì?

La prossima volta che il capo mi dà un giorno libero mi ricordate di sorridere e, cortesemente, rifiutare? O almeno di non uscire dall’ufficio così contenta?

No, perché, qua la storia è sempre la stessa. E io apprendo con un certo ritardo, dopo la presa di coscienza sulle vacanze,  che col cavolo che una (mamma) si può godere il suo giorno di meritatissimo riposo. Anzi. Se prima la regola era datemi un venerdì di vacanza e vi solleverò il mondo, ora è aridateme il lunedì.

Io veramente ci ho messo tanto impegno, volevo dedicare il mio venerdì a sorridere al Nano e a giocare con lui, pulire, lavare, ridare dignità ai cassetti delle mutande che erano rimasti praticamente vuoti. L’unica cosa che sono riuscita a fare è stata riempire i suddetti cassetti di slip puliti e no, la cosa, non mi ha fatto sorridere. Né sentirmi appagata.

Poi arriva il sabato, sopravvivi fino a sera ma non perdi la speranza e t’impegni. Organizzi una cena con gli amici senza dare ascolto a quella vocina che ti ricorda quanto ti sei stressata l’ultima volta al ristorante. Vai, ti stressi al ristorante e sopravvivi anche a quello. E allora inizia a rosicare perché le tue amiche restano e “fanno serata” e tu no, tu sei costretta a tornare a casa.

Che poi, alla fin fine, penso che avranno dormito più loro di me. E io, se non arriva presto lunedì, gnapossofa.

 

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Da. Soli.

Siamo riusciti, io e il Coinquilino, a fare una di quelle cose che ci si propone di fare all’inizio della gravidanza, quando ancora: “certo che continueremo a partire da soli, figurati se un figlio può essere da ostacolo“. Le cose, manco a dirlo, sono molto più complicate di come apparivano ma alla fine grazie ad un sapiente incastro di nonne, chilometri e ferie, abbiamo chiuso la valigia e siamo partiti per un weekend senza il Nano. Continua a Leggere