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Far decidere ai nostri figli: è davvero giusto?

Mi trovo spesso a chiedere a mio figlio cosa abbia voglia di fare. A proporgli un programma che presenta quasi sempre un’alternativa, a coinvolgerlo spingendolo a dirmi cos’è che preferisce.Non so se mi abbiano fregato con questa storia “dell’autodeterminazione” dei bambini, ma fin da quando era piccolissimo ho cercato di coinvolgere mio figlio nell’organizzazione delle mie giornate. La sera, spesso, gli racconto cosa faremo l’indomani e a volte, specialmente durante i weekend o in vacanza, è a lui che chiedo cosa preferirebbe fare.

A farmi notare che questa cosa poteva essere non proprio giusta è stata mia madre.

Più volte ha sottolineato quanto tempo perdessi nel proporre a Pit le possibili alternative e io l’ho sempre mentalmente liquidata dicendomi che, da genitrice vecchio stampo, non poteva che sostenere la teoria più autoritaria e austera possibile.

Poi mi sono ricreduta.

Non so se sia giusto o meno dare la possibilità ad un bambino di quattro anni di poter scegliere cosa fare: credo che ci siano situazioni e situazioni, alcune delle quali si prestano meglio di altre al coinvolgimento. E no, non trovo nemmeno del tutto giusto trascinare un bambino in “divertimenti” da adulti per loro noiosi e stancanti, senza fargli sapere almeno che cos’è che sta per fare.

Mi sono detta però che con molta probabilità questa mia tendenza a domandare a mio figlio cosa preferisce fare è dettata da una mia insicurezza.

Da quel sentore latente che mi inchioda all’impietosa verità che suona più o meno come un: “Ma chi l’ha detto che io so davvero cos’è giusto per mio figlio?” Ecco, mi viene il dubbio che sia la mollezza di noi genitori a guidare questa tendenza che ci porta al cospetto della nostra prole con un ventaglio sempre più ampio di possibilità.

Poco importa se alla fine la decisione resta comunque la nostra perché mi rendo conto che per ogni: “Che cosa preferisci fare?” c’è un: “Non ho la più pallida idea di cosa sia giusto che faccia con te e per te” pronto dietro l’angolo.

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4 Commenti

  • Rispondi Priscilla 14 settembre 2017 alle 15:37

    A volte è davvero la via più facile, sembra che delegare proprio a nostro figlio la responsabilità delle decisione ci levi poi da situazioni scomode perché “Ehi, ho fatto come hai detto tu!”.
    Io che comunque ho il tuo stesso problema (in più ho una figlia poco accomodante), faccio scegliere a lei tra due o tre opzioni.
    Trovo comunque giustissimo che venga sempre spiegato al bambino cosa si sta per fare. Non piace neanche a noi dover fare qualcosa senza sapere cosa, no? Lo trovo un segno di rispetto

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 14 settembre 2017 alle 19:20

      Trovo giusto anch’io spiegare. Inizio a pensare che a volte dovrei essere più “di polso” perché forse anche questo è benefico ai fini della loro crescita.

  • Rispondi Martina 16 febbraio 2018 alle 10:18

    Ciao,
    per prima cosa complimenti per il sito e per gli articoli. L’ho scoperto per caso e lo trovo davvero interessante.
    Per quanto riguarda il tuo post…..io sono d’accordo con tua mamma e con il tuo cambio di prospettiva.
    Sono mamma di due bambini e di un terzo in arrivo: un bambino di 4 anni e una bimba di 2.
    Ho sperimentato sulla mia pelle quanto loro non siano in grado di concepire la programmazione, il “cosa facciamo domani, mentre è ancora oggi”, il sapere attendere.
    Se chiedo a mio figlio cosa vuole fare spesso e volentieri mi ritrovo in un ginepraio di domande e risposte che spesso non portano a nulla di concreto o di fattibile.
    Se gli preannuncio qualcosa che dobbiamo fare…..non ha ben chiaro che questa cosa avverrà nel futuro più o meno prossimo…..per lui è il presente che conta e comincia a chiedersi e chiedermi “quando lo facciamo?”, “quando arrivano?”, etc…
    Per ultimo….se gli preannuncio qualcosa e poi un banale imprevisto fa si che quella cosa non sia più fattibile…..è un vero disastro perché è come se ormai quella cosa/esperienza gliela avessi promessa e, si sa, le promesse si mantengono.
    Quindi di solito io decido dietro le quinte e, al momento giusto (cioè poco prima di fare la cosa in questione) lo metto al corrente. Se gli propongo delle alternative sono al massimo due e già “preconfezionate”.
    In questo modo lo metto certo al corrente, ma senza dargli un tempo di attesa troppo lungo o troppe scelte che non sarebbe in grado di gestire. Non la trovo una mancanza di rispetto, ma un rispetto delle sue capacità di gestire le emozioni e le scelte ancora immatura.
    Quando crescerà e avrà una diversa concezione del tempo lo renderò certamente più partecipe nella programmazione.

    Questo l’ho capito sulla mia pelle e ascoltando i consigli di una fantastica suocera.

    Spero possa esservi utile.

    Un abbraccio

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 3 marzo 2018 alle 12:34

      Sì, credo che il segreto sia proprio questo: essere brave registe e lavorare dietro le quinte in modo da condurli, senza farli sentire oppressi. Un abbraccio a te

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