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Le amiche senza figli

- Non sono amiche di serie b;

– non meritano il nostro atteggiamento che, con malcelata sufficienza tende a dire: che ne vuol sapere lei;

– non meritano le nostre rosicate, nascoste dalla suddetta malcelata sufficienza, ai loro racconti di “certe notti”;

– non meritano di ascoltare i nostri racconti di pappe a cacche. A te fregava qualcosa di pannolini lavabili e sterilizzatori prima di diventare mamma?

– non meritano neanche le nostre mancanze di attenzioni nei loro confronti;

– non meritano la nostra invidia per la loro taglia 40. Loro mica ci invidiano per il fatto che noi l’ebrezza del parto l’abbiamo già sperimentata.

– Le amiche senza figli sono il nostro ultimo contatto con la realtà, quella fatta di gente adulta, spirito critico e senso del bene e del male e ci amano anche se abbiamo sostituito gli aperitivi con i biberon.

Tutte le altre sono delle stronze!

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Come sarebbe stato

desiderare di avere un figlio? Ultimamente mi faccio spesso questa domanda. Mi chiedo come sarebbe stato programmare, aspettare, calcolare. Mi chiedo come sarebbe stato scoppiare di quella felicità che ho visto in tanti visi accanto a me ma che non era mia. Mi chiedo come sarebbe stato innamorarsi di quella pancia che io volevo solo nascondere sotto abiti sempre troppo stretti. Mi chiedo come sarebbe stato entrare in sintonia con quel bambino dentro di me, come sarebbe stato riuscire ad amarlo fin da subito. Mi chiedo come sarebbe stato non sentirsi in colpa perché una gravidanza ti rende fragile, ti mette da parte, ti costringe a stoppare i tuoi progetti. Mi chiedo come sarebbe stato avere un figlio fra quei progetti.

Io non mi sono mai immaginata mamma. Cioè non è che non volessi una famiglia ma vedevo la cosa parecchio lontana negli anni e la mia gravidanza, perfetta perché senza un malessere, me la sono trascinata dietro tra mesi di angoscia. Mesi che ho vissuto come una punizione, mesi che ora mi fanno sentire davvero una pessima, pessima madre.

E, invece, penso che sarebbe stato bello desiderarlo quel figlio, desiderare quella gioia immensa dalla quale io mi sono difesa con tutta me stessa. E penso che ancora una volta ho perso la possibilità di godermi la felicità che mi spettava. Ancora una volta ho avuto paura di essere felice.

Oggi è così!

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L’esperta

Niente, è successo che qualche settimana fa con la mia collega, in una mattinata di quelle con poca voglia di fare, ci siamo date alla chiacchiera pesante su quant’è dura fare le mamme e lavorare (sto diventando monotematica vero?), fare la mamma e restare donna, fare la mamma e restare sana di mente, fare la mamma a non diventare pantofolaia, fare la mamma e basta.

E giù pesanti con racconti di notti insonni, isterie familiari, insulti gratuiti al proprio uomo, nervosismi e lacrima facile. Il tutto in presenza della ragazza nuova arrivata, al suo secondo giorno in ufficio. Che discretamente guardava e annuiva finché io, non perdendo mai occasione di starmene zitta, la guardo e gli dico: “Tu non farli mai i figli“.

Sapete che mi ha risposto? Mi hai risposto: “Veramente io sono incinta“.

Mi sarei voluta sotterrare per riapparire solo qualche mese dopo o magari abbracciarla forte forte e invece ho iniziato a fare la cosa che più ho odiato durante la mia gravidanza: dare consigli da chi ci è già passato. Quelli del tipo: “Io  ho preso trenta chili“, “Io negli ultimi mesi di gravidanza non dormivo più“, “Io avevo un mal di schiena che non t’immagini“, “Io ho lavorato fino all’ottavo mese“. “Io, io, io“. Machissenefrega. Pensare che quando ero io ad avere la panza avrei ucciso per molto meno.

E invece l’ho fatto e non per autocompiacermi ma perché davvero pensavo che quello che stavo dicendo in qualche modo poteva esserle utile.

Come se scrivere ogni giorno su un blog non fosse sufficiente.

Dite che dovrei scusarmi?