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uomini e donne

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Mai di notte!

Io sono disposta ad ammettere che nelle faccende di casa loro sono più bravi di noi. Sono convinta che hanno molto da insegnarci in fatto di sapersi godere la vita. E i figli quando sono piccoli. Anzi, loro riescono a goderseli talmente tanto che, poi, i figli piccoli li adorano.

Sono pienamente d’accordo sul fatto che, spesso, la colpa del loro assenteismo in casa sia dovuto ad un nostro atteggiamento da aspiranti Wonder Woman e credo che a loro svolgere alcune mansioni pesi davvero meno che a noi. Penso che abbiano il giusto approccio al cambiamento, mica come noi testarde e abitudinarie. Ammiro la loro capacità di lamentarsi poco  e di pensare che tanto c’è sempre una soluzione. Invidio la loro calma e l’assenza di paranoie nella loro testa.

Mi piace vedere la loro fantasia, la loro dolcezza, il loro saper trattare i figli come piccoli uomini e la loro volontà di insegnargli il mondo.

Credo davvero che quella che abbiamo accanto sia un’ottima generazione di padri.

Allora qualcuno mi spieghi perché sono 11 mesi e mezzo che mio figlio, di notte, con me dorme e col padre piange.

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Quello che loro sanno fare. E noi no

Ieri sera sono tornata a casa e il Coinquilino non c’era. Doveva lavorare fino a tardi e dalle sette alle nove ho fatto solo una cosa: ho corso. Ho fatto la spesa, ripreso il Nano dai nonni, preparato la cena, apparecchiato, sistemato il bigliettino per la festa del papà, mi sono, addirittura, lavata i capelli. Pietro ha pianto tutto il tempo. Ma io, affetta da questo morbo che mi trasforma in una simil massaia ogni volta che entro in casa, non potevo fermarmi: la cena per il Coinquilino doveva essere pronta al suo rientro. Infatti, quando è tornato, il Coinquilino ha trovato il Nano nervoso, me stressata e la cena preparata in tempo non ce la siamo goduta neanche un po’.

Vi dico come sarebbe andata a parti invertite. Il Coinquilino, non trovandomi in casa, se ne sarebbe infischiato di cena et similia e si sarebbe buttto a capofitto tra i giochi di Pietro. Io sarei tornata, avrei inizialmente storto il naso perché era ancora tutto da preparare ma, poi, avremmo preparato insieme qualcosa di veloce col Nano di sottofondo, non dico piacevole, ma quantomeno sopportabile. E ci saremmo goduti, almeno un po’, la cena.

Ma allora non è che a volte, la butto là, sono loro a fare bene e noi a sbagliare? E non sarà giusto, ogni tanto, dirglielo che sanno fare qualcosa meglio di noi?

Sì, anche se questo qualcosa consiste nel semplice saper perdere tempo.

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Diversità/2

“Ma tu sei felice?”

“Sì”

“Ma felice, felice, felice?”

“Sì”.

“Ma felice, felice, felice o felicissimo”.

“Felicissimo”.

“E per essere felicissimo un po’ di più che cosa ti servirebbe”.

“Due milioni di euro”.

“Ecco sei il solito insensibile. Io pensavo che tu volessi invecchiare con me, che fosse questa la tua unica felicità e invece tu non mi ami mica”.

 

Liberamente ispirato da Conversazioni serali sul divano