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Io che da piccola mi annoiavo e adesso non lascio annoiare mio figlio

Io da piccola mi annoiavo un sacco. Mia mamma lavorava e io passavo la maggior parte del tempo con mia nonna, mia zia o qualche anziana signora amica loro.Tutte carine, molto attente a viziarmi e a prepararmi delle gran merende salutari a base di pane, vino e zucchero, per carità, ma insomma, gente di almeno quarant’anni più di me, che avevano delle risorse limitate rispetto al divertimento di una bambina di tre o quattro anni. Insieme guardavamo “Sentieri”, “Dynasty”, “Dallas” e quella roba là che hanno segnato in maniera importante la mia crescita, per il resto me la cavavo piuttosto bene.

Quando ero piccola stavo da sola e non mi dispiaceva affatto, giocavo con le Barbie, costruivo trame degne delle migliori soap opera argentine con Grecia Colmenares come protagonista, guardavo Uan e Paolo Bonolis alle quattro in punto su Italia Uno, andavo in bicicletta senza rotelle, ma soprattutto costruivo giochi e mondi tutti miei.

Tipo che una mia fissa, che mi sono portata dietro per anni, era quella di costruire un robot in cartone. Non chiedetemi il perché, magari un giorno vado in analisi e vi racconto che cosa mi dicono al riguardo. Poco importa se non ci sono mai riuscita, mi divertivo, mi ingegnavo e la noia la superavo così. Da sola. E lo so, messa così sembra una storie strappalacrime, ma in realtà ero una bambina felice, non mi mancava nulla e crescendo ho avuto un sacco di amiche con le quali smettere di annoiarmi.

Però, ecco, io dalla noia ne sono uscita, mentre mio figlio no, lui non ne esce.

Lui non sa annoiarsi. Lui se si annoia frigna, chiede l’aiuto dal pubblico, inizia ad essere petulante finché tu (cioè io) non gli trovi qualcosa da fare. Che poi non è che gli manchino gli stimoli tra canali dedicati ventiquattro ore al giorno, giochi di tutte le fattezze, tablet, giardino, pallone, bicicletta, scivolo, batteria, chitarra e chi più ne ha più ne metta. Ma niente, lui da solo non sa stare, dalla noia da solo non ne esce.

E a volte penso che dovrei lasciarlo così, ad annoiarsi, a tirarsene fuori da solo, ad inventarsi qualche storia o qualche robot in cartone da costruire, qualche mondo fantastico tutto suo. Perdersi nel paese delle meraviglie inseguendo il Bianconiglio, semplicemente ignorando le sue pretese.

Lasciandolo annoiare. Che questa è la cosa più sana per lui, adesso. Che lasciarlo reagire alla noia non può far altro che essergli da stimolo, aiutarlo a crescere al meglio.

Solo che alla me adulta la noia fa paura, io non so più annoiarmi, per prevenire la noia programmo la vita mia e di chi mi sta intorno con mesi di anticipo. Evito semplicemente di stare ferma per evitare la noia. Mi dimentico di tutto quello che la noia mi ha insegnato e niente, non sono in grado di lasciare annoiare mio figlio.

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4 Commenti

  • Rispondi Alessandra 4 novembre 2016 alle 8:28

    idem! non sono capace di lasciar annoiare i miei figli… eppure io da figlia unica mi sono annoiata tanto!

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 5 novembre 2016 alle 9:23

      Però, devo dirlo, non sono capace nemmeno io di annoiarmi :/

  • Rispondi antonella 4 novembre 2016 alle 13:22

    da qualche parte ho letto che la noia è la base della creatività. e un po’ ci credo, i mondi che ci costruivamo da piccole erano frutto della noia nata nel guardare Grecia Colmenares e affini (..che ricordi…ahahahh), mia sorella super annoiata di stare in vacanza con nonna aveva disegnato un quaderno pieno di fumetti degno dei creatori di Lady Oscar. I miei figli spesso li lascio annoiare, anche se frignano, con tutto quello che hanno a disposizione per giocare non hanno il diritto di annoiarsi (sono una pessima madre lo so).

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 5 novembre 2016 alle 9:24

      No, sei una madre ottima, che sa quanto sia importante lasciarli creare e inventare mondi nuovi e tutti loro.

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