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Ti dovrò raccontare gli anni che non ricordi

Ti dovrò raccontare gli anni che non ricordi figlio mio. Ti dovrò raccontare tutte le tue prime volte perché tu, molto probabilmente, non le ricorderai.Ti racconterò la tua prima volta al mare quando, vedendolo, hai avuto paura e sei scoppiato a piangere di quel pianto terrorizzato e disperato che poche volte ti ho visto in viso. La prima volta che hai assaggiato il limone e la tua faccia era così divertente che io e tuo padre ti abbiamo anche fatto un video. Dovrei averlo da qualche parte. Se lo ritrovo te lo faccio vedere così quella prima te la racconterà lui al posto mio.

Ti dovrò raccontare che per allattarti e fare quello che mi avevano convinto fosse la cosa giusta ho faticato tanto e che ad un certo punto non ce l’ho fatta più e tu non crescevi e io avevo la febbre alta e allora siamo passati al biberon. A me è dispiaciuto un sacco, sai, perché mi sono sentita una cattiva madre e ho pianto perché era tutto difficile e non sapevo bene cosa fare. Però tu sei stato bene, sei cresciuto tanto e, a dirti la verità, sono stata meglio anch’io perché ho ricominciato a respirare.

Ti racconterò delle risate che ti nascevano dalla pancia quando giocavamo sul letto e io facevo cose stupidissime per farti divertire.

Ti dovrò raccontare quanto a lungo ti ho cullato di notte per farti dormire, quante volte ho ccarezzato e baciato quel tuo faccino tondo mentre dormivi beato. Te lo dovrò raccontare perché tu non ne hai ricordo e anche io inizio a far fatica a ricordare quei momenti.

Ti racconterò la tua prima vacanza, a Venezia, ad agosto inoltrato perché avevo deciso che da madre non avrei rinunciato a niente, tanto meno alle mostre d’arte, e mi sono spezzata la schiena per colpa di quel marsupio poco adatto mentre tu hai dormito per tutto il tempo.

Ti dovrò raccontare che in macchina, ad un certo punto, si è iniziato ad ascoltare solo quello che tu volevi ascoltare: una raffinata selezione di gruppi rock, hard rock e grunge ma ho come la sensazione che questa tua passione durerà abbastanza da non aver bisogno che sia io a parlartene.

Ti dovrò raccontare che in macchina sei stata sempre bravo che però dovevo tenerti la mano ad ogni viaggio, lungo o breve che fosse, anche se io ero seduta davanti. Soprattutto se io ero seduta davanti rischiando spesse volte di slogarmi una clavicola.

Ti racconterò la tua prima volta in aereo, per andare in Sicilia dove c’era ad aspettarti uno dei tuoi zii preferiti. La mia preoccupazione insensata per quella breve, brevissima, ora di volo io che di volare non ho mai avuto paura e tu che hai risposto alla mia ansia dormendo tutto il tempo.

Ti racconterò di Genova, di quel weekend bellissimo e improvvisato con il quale abbiamo inaugurato l’anno insieme, io, te e tuo padre. Ti racconterò del fatto che quello che si è rotolato a terra con te, inventando giochi divertenti, senza stancarsi mai era tuo padre perché io, invece, ero quella che si annoiava subito di giocare con le Lego e con i puzzle.

Ti dovrò raccontare di quando volevo regalarti una Barbie perché, ti dissi, tutti quei supereroi avevano bisogno di una donna ma niente, non c’è stato modo di convincerti a comprarla. Del fatto che ti eri convinto che è compito esclusivo delle nonne quello stirare dato che a me non hai mai visto farlo. Di quando uscivo per andare in ufficio e ti rivedevo la sera e tu eri sempre un po’ arrabbiato con me.

Ti racconterò di tutte le volte che mi hai sorpresa con delle risposte pertinenti su cose delle quali non ti avevo parlato ma che tu hai capito da solo, semplicemente osservando il mondo attorno a te.

Ti dovrò raccontare che le tue prime volte sono state prime volte anche per me, che quando sei arrivato tu io non ero affatto pronta per prendermi cura di nessuno, nemmeno di me. Del fatto che con te sto imparando il sacrificio e anche l’amore e non sempre mi piacciono i compiti che una mamma ha, ogni giorno, però mi piaci tu, figlio mio, mi piaci da impazzire.

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