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Ora parlo io

Pensaci bene mamma

Qualche sera fa siamo stati a cena da un’amica della mamma. A cena c’era anche una bambina piccola che era la figlia dell’amica della mia mamma. Questa bambina piccola, dicevano i grandi, è tanto brava, non piange mai e non vuole nemmeno stare sempre in braccio. Secondo me questa bambina è solo piccola ancora ma i grandi queste cose non le capiscono.

Comunque l’amica della mia mamma, insieme al babbo della bambina piccola, hanno raccontato alla mia mamma e al mio babbo, ma c’erano anche le mie zie ad ascoltare, che la bambina piccola la sera si addormenta da sola senza la ninna nanna cantata dalla sua mamma mentre fa il giro della camera tante volte, come fa la mia mamma. Questa bambina la mettono nel suo lettino e lei dopo un pochino dorme anche se la mamma e il babbo stanno in un’altra stanza. Io queste cose non le volevo proprio ascoltare: è per questo che ho frignato per tutta la cena.

Io lo sapevo che non doveva ascoltare nemmeno la mia mamma ché, alla fine della cena, ha detto, che l’avrebbe fatto anche lei. Con me. Io non ci ho creduto solo che lei ha continuato a ripeterlo per tutto il fine settimana. L’ha detto anche alla nonna che però, me l’ha detto in un orecchio, mica era d’accordo, al nonno, alle zie, a tutti insomma come fa lei di solito.

Anche ieri me l’ha ripetuto tante volte che da lunedì, che sarebbe oggi, anche io sarei finito ad addormentarmi nel mio lettino, da solo e senza passeggiatine intorno al letto. E io mi sono preoccupato. Infatti sapete cosa ho fatto ieri? Mi sono addormentato senza fare storie, appena finito di bere il latte, in braccio alla mia mamma. Non ho fatto la passeggiatina ma almeno ero in braccio e non da solo nell’altra stanza. Spero di averli convinti la mia mamma e il mio babbo che anch’io sono un bambino bravo e che non mi merito tutta quella sofferenza.

Mamma, babbo pensateci bene!

 

A me (non) piace immaginarla così

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E allora io quasi quasi prendo il treno e vengo, vengo da te

Niente, qua siamo ancora in piena crisi da dentizione. Alla quale crisi si è aggiunta l’evoluzione da homo erectus. In pratica quello più basso della famiglia ha scoperto che la sua posizione preferita è quella che lo vede con i piedi piantati per terra. Il problema è che, non solo ha un equilibrio a dir poco precario, ma dei piedi lui per terra pianta solo la punta. Inoltre, dico io, ma nemmeno gattoni e già pretendi di startene dritto e magari di camminare pure? 

E ancora, due giorni fa, il tempo di voltarmi un attimo a non so far che, e mi sono ritrovata il Nano in piedi sul divano, ben saldo sul bracciolo, mentre ieri me lo sono ritrovato a fare Tarzan sul filo dell’abat-jour che, pacifica, se ne sta da anni appoggiata sulla mensola sopra al divano.

Ecco, queste evoluzioni sono veloci e alquanto stancanti. Proprio fisicamente stancanti. E allora faccio che domani mattina preparo un valigia piccola, piccola e vado a casa della mia mamma per 24 ore, durante le quali mi auguro di consegnare il Nano all’arrivo e riprenderlo in braccio solo alla partenza. Se poi, nell’arco delle 24 ore si verifica un guasto alla connessione internet pure meglio.

Magari ne approfitto per seguire i consigli di questa giornalista che su Internazionale scrive che è possibile leggere un libro a settimana. Che sarebbe anche una cosa molto bella se solo capissi come poter incastrare quelle 40 pagine al giorno nelle prime ore del mattino. Lascio il figlio senza colazione? Vado a lavorare in pigiama? Mi sveglio un’ora prima?

Secondo voi lei come fa?

 

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Quando arriva lunedì?

La prossima volta che il capo mi dà un giorno libero mi ricordate di sorridere e, cortesemente, rifiutare? O almeno di non uscire dall’ufficio così contenta?

No, perché, qua la storia è sempre la stessa. E io apprendo con un certo ritardo, dopo la presa di coscienza sulle vacanze,  che col cavolo che una (mamma) si può godere il suo giorno di meritatissimo riposo. Anzi. Se prima la regola era datemi un venerdì di vacanza e vi solleverò il mondo, ora è aridateme il lunedì.

Io veramente ci ho messo tanto impegno, volevo dedicare il mio venerdì a sorridere al Nano e a giocare con lui, pulire, lavare, ridare dignità ai cassetti delle mutande che erano rimasti praticamente vuoti. L’unica cosa che sono riuscita a fare è stata riempire i suddetti cassetti di slip puliti e no, la cosa, non mi ha fatto sorridere. Né sentirmi appagata.

Poi arriva il sabato, sopravvivi fino a sera ma non perdi la speranza e t’impegni. Organizzi una cena con gli amici senza dare ascolto a quella vocina che ti ricorda quanto ti sei stressata l’ultima volta al ristorante. Vai, ti stressi al ristorante e sopravvivi anche a quello. E allora inizia a rosicare perché le tue amiche restano e “fanno serata” e tu no, tu sei costretta a tornare a casa.

Che poi, alla fin fine, penso che avranno dormito più loro di me. E io, se non arriva presto lunedì, gnapossofa.

 

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La mia vita secondo Aristotele

a. Io mi rilasso solo quando il nano dorme

b. Il nano dorme solo dopo le 11 di sera (salvo alcune illusoria mezz’ora pomeridiana)

c. La giornata è finita e io non mi sono ancora rilassata