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Quello che loro sanno fare. E noi no

Ieri sera sono tornata a casa e il Coinquilino non c’era. Doveva lavorare fino a tardi e dalle sette alle nove ho fatto solo una cosa: ho corso. Ho fatto la spesa, ripreso il Nano dai nonni, preparato la cena, apparecchiato, sistemato il bigliettino per la festa del papà, mi sono, addirittura, lavata i capelli. Pietro ha pianto tutto il tempo. Ma io, affetta da questo morbo che mi trasforma in una simil massaia ogni volta che entro in casa, non potevo fermarmi: la cena per il Coinquilino doveva essere pronta al suo rientro. Infatti, quando è tornato, il Coinquilino ha trovato il Nano nervoso, me stressata e la cena preparata in tempo non ce la siamo goduta neanche un po’.

Vi dico come sarebbe andata a parti invertite. Il Coinquilino, non trovandomi in casa, se ne sarebbe infischiato di cena et similia e si sarebbe buttto a capofitto tra i giochi di Pietro. Io sarei tornata, avrei inizialmente storto il naso perché era ancora tutto da preparare ma, poi, avremmo preparato insieme qualcosa di veloce col Nano di sottofondo, non dico piacevole, ma quantomeno sopportabile. E ci saremmo goduti, almeno un po’, la cena.

Ma allora non è che a volte, la butto là, sono loro a fare bene e noi a sbagliare? E non sarà giusto, ogni tanto, dirglielo che sanno fare qualcosa meglio di noi?

Sì, anche se questo qualcosa consiste nel semplice saper perdere tempo.