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mamme e lavoro

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Questo part time mi ucciderà

No è che io vorrei pure scriverlo un post su Parigi, tutto suggestioni, considerazione e belle foto post prodotte (che poi non frega un cazzo a nessuno, ma vabbé), vorrei ma non posso, non ne ho il tempo. Da quando sono tornata, infatti, sono tornata al mio vecchio orario di lavoro part time e uau direte voi, merda dico io.

Non è che io voglia lamentarmi sempre e per punto preso che a dirla così penserete che sono impazzita, ché il part time è l’orario di lavoro perfetto per una mamma, ché chissà quante di voi vorrebbero un orario così e invece ce l’hanno colà. Dicevo, non è che voglio lamentarmi a prescindere, ma se considerate che il mio lavoro è in parte un lavoro di freelance, capirete che stare al casa con un unenne non aiuta la mia condizione psico fisica. Né il mio lavoro.

Stando in ufficio tutto il giorno, pranzo incluso, riuscivo, tra un lavoro e un altro, a ritagliarmi del tempo per un post o una telefonata. Ora il tempo me lo devo ritagliare tra una merenda, una caduta e un cambio di pannolino e la cosa è decisamente più complicata. Tanto complicata che io lo so che prima o poi #questoparttimemiucciderà.

Voi come fate? Come conciliate Peppa Pig ai rapporti lavorativi?

Mi assicurate che si sopravvive anche a questo?

 

p.s. il post su Parigi arriverà, con calma ma arriverà. Mal che vada mi perdonerete qualche errore dovuto a due manine cicciose che battone ferocemente sulla tastiera.

 

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Succede che

Succede che sei una mamma che lavora.

Succede che rimandi il vaccino di tuo figlio per incastrarlo con tutti i tuoi impegni.

Succede che non ce la fai.

Succede che, alla fine, il raffreddore del piccolo non ha retto più come scusa e decidi che il vaccino s’ha da fare.

Succede che lo porti tu perché di lasciarlo solo col papà non te la senti ché noi mamme italiane lo siamo nel dna e questo sentimento nessuno te lo può sradicare.

Succede che fai tutto di fretta e mentre consoli tuo figlio ti senti tremendamente in colpa perché stai facendo tardi al lavoro e ti chiedi se il lavoro lo stai trascurando di tuo figlio.

Succede che lo lasci dai nonni ancora con gli occhi lucidi e mentre cammini verso l’ufficio ti coglie un senso di colpa tremendo perché non sei con tuo figlio e ti chiedi se tuo figlio lo stai trascurando a causa del lavoro.

Succede che sono giornate un po’ così.

 

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Freelance o dipendente. Cos’è meglio per una mamma?

C’è chi nasce freelance, chi sa inventarsi, vendersi, promuoversi. E chi invece si sente più tagliata per la vita ordinata da dipendente. E’ vero, non sempre si può scegliere ma questi sono tempi strani che sempre più spesso mi fanno incontrare persone che alla precarietà del contrattino hanno preferito la libertà di lavorare da casa ad un progetto proprio: “tanto resta lo stipendio misero ma almeno lavoro per me“. Chiaramente parlo di gente che da dipendente non si vedeva realizzata, o almeno non del tutto, chi dal punto di vista economico chi da quello della gratificazione professionale.

Io non nasco freelance, troppa poca autostima per vendermi bene e costanza a tratti per impegnarmi anche quando i risultati non arrivano. Però ho sempre guardato con occhi innamorati a questo tipo di approccio al lavoro, pensarmi freelance mi diverte e mi mette voglia di fare, di più e meglio. Allo stesso tempo mi spaventa pensare che potrei trovarmi per settimane, magari mesi senza nessun lavoro da fare. E quindi ci penso.

Ci penso anche perché ho la possibilità di lavorare in una redazione part time (ne avevo già parlato qui) e di avere del tempo da poter spendere per altri lavori. Ci penso e ci sto provando, partendo proprio dal blog grazie al quale ho sviluppato altre collaborazione e che è esso stesso un lavoro in fatto di tempo e energia. Ci penso e ci sto provando quando non sono in redazione, da casa dunque il che significa avere il Nano con me approfittando già dell’aiuto della Santanonna per l’altra parte della giornata quella in cui, per tutti, lavoro.

Perché lavorando “da casa” non sempre è facile essere presi sul serio, né dire no quando qualche tua amica ti passa a trovare o finire quello che stai scrivendo di scrivere prima di iniziare a pelare verdure per il brodo di tuo figlio (che lavorare da casa ti permette di godere fino in fondo, pure troppo per me). Poi c’è tuo figlio al quale vallo un po’ a spiegare che la mamma sta lavorando quindi ti prego lasciala un po’ in pace. Un’oretta di concentrazione, non un minuto di più. Con un bambino piccolo gli unici momenti buoni per lavorare sono quelli in cui dorme la cosa spesso è rara. 

Allora si potrebbe mandarlo al nido, oppure lasciarlo con qualcuno di fiducia se si ha un ufficio proprio dal quale lavorare ma spesso queste due soluzioni non sono conciliabili per il rapporto guadagno/spesa.

Insomma io non ho ancora capito cosa devo fare e soprattutto come farlo però magari se mi raccontate le vostre esperienze di mamme che lavorano, o che ci provano, mi aiutate a chiarire qualche punto.

Voi uscite di casa per andare a lavorare? O siete freelance? E, in questo caso, come conciliate lavoro e figlio sotto lo stesso tetto?

Sono proprio curiosa di saperlo.

 

PhotoA metà tra freelance e dipendente: quest’anno sopra la mia scrivania c’è un calendario che mi sono stampata da sola