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Perché essere felici per una vita intera sarebbe quasi insopportabile

… ma per 100 giorni di seguito non sarebbe per niente male. In effetti è da qualche tempo che sto vedendo questo hashtag #100happydays apparire un po’ ovunque e oggi, finalmente, ho deciso di approfondire la questione. In pratica si parte da questa provocazione per domandarsi se saremmo capaci di essere felici per 100 giorni di fila. E se è davvero la mancanza di tempo la causa dell’impossibilità di esserlo.

In effetti io non credo di aver mai affermato di essere felice, mai davvero. Non perché non ne abbia motivo, anzi. Ma sono un’eterna insoddisfatta, una che non si accontenta mai, che pensa che si possa sempre fare meglio. E a volte anche avere di meglio.

Per questo ho deciso di provarci. Tentare di riconoscere i motivi, anche piccolissimi, che rendono ogni mio giorno (almeno un po’) felice. Di soffermarmici un attimo, il tempo di scattare una foto.

Per 100 giorni!

E voi, siete capaci di essere felici per 100 giorni di fila?

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Come sarebbe stato

desiderare di avere un figlio? Ultimamente mi faccio spesso questa domanda. Mi chiedo come sarebbe stato programmare, aspettare, calcolare. Mi chiedo come sarebbe stato scoppiare di quella felicità che ho visto in tanti visi accanto a me ma che non era mia. Mi chiedo come sarebbe stato innamorarsi di quella pancia che io volevo solo nascondere sotto abiti sempre troppo stretti. Mi chiedo come sarebbe stato entrare in sintonia con quel bambino dentro di me, come sarebbe stato riuscire ad amarlo fin da subito. Mi chiedo come sarebbe stato non sentirsi in colpa perché una gravidanza ti rende fragile, ti mette da parte, ti costringe a stoppare i tuoi progetti. Mi chiedo come sarebbe stato avere un figlio fra quei progetti.

Io non mi sono mai immaginata mamma. Cioè non è che non volessi una famiglia ma vedevo la cosa parecchio lontana negli anni e la mia gravidanza, perfetta perché senza un malessere, me la sono trascinata dietro tra mesi di angoscia. Mesi che ho vissuto come una punizione, mesi che ora mi fanno sentire davvero una pessima, pessima madre.

E, invece, penso che sarebbe stato bello desiderarlo quel figlio, desiderare quella gioia immensa dalla quale io mi sono difesa con tutta me stessa. E penso che ancora una volta ho perso la possibilità di godermi la felicità che mi spettava. Ancora una volta ho avuto paura di essere felice.

Oggi è così!