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colpo di fulmine

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Il rubacuori

Il nostro non è stato un colpo di fulmine. Per lo meno non lo è stato per me. Tutti a ripetermi che non appena l’avessi visto e tenuto tra le braccia mi si sarebbe sciolto il cuore e sarei caduta in un amore profondo, unico e senza ritorno.

Ma non è stato così. Quando mi hanno messo Pietro in braccio io ero sconvolta dal parto, terrorizzata, incredula e dolorante. Lui pure. In più era viscido e l’unica cosa che sono riuscita a pensare è che se me l’avessero lasciato sarebbe scivolato e caduto.

Le successive settimane ci siamo studiati. Ma io non sentivo nulla e più non sentivo più stavo male. Tutto era troppo difficile, troppo stancante e stava accadendo troppo in fretta. Mi mancava il tempo di capire quello che stava succedendo. Tra un pianto e l’altro il tempo non bastava.

Poi siamo rimasti da soli. Noi tre. Sono tornata da casa di mia mamma, tante lacrime e azioni ripetute come fossi un automa, senza anima. C’era l’istinto di protezione, quello sì, verso un batuffolo indifeso che aveva solo bisogno di me. Ma nessun amore che ti travolge.

Poi siamo rimasti da soli. Noi due, per una settimana. E piano piano le azioni da automatiche si sono trasformate in volontarie, volute e si sono riempite di tenerezza prima, di amore poi. Ci siamo toccati, lui mi ha toccato e tutto è diventato un po’ più facile.

I colpi di fulmine, per quanto io nella mia vita ne sia stata colpita un migliaio di volte, non sono destinati a durare, è questa la verità. Il cuore del tuo amante va rubato a poco a poco a forza di manine appiccicose, sorrisi sdentati e smorfiette buffe.

Photo          La maglia/body del rubacuori è di BabyGap (grazie Francesca), i pantaloni H&M

E comunque resta il fatto che è lunedì e io non vedevo l’ora arrivasse per lasciare per mezza giornata il Nano dalla Santanonna!