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Siamo davvero certi che ai nostri figli la cioccolata piaccia (proprio come a noi)?

Qualche giorno fa Pietro mi ha sgridata perché avevo messo troppa Nutella nel panino. Ripeto ai naviganti: troppa Nutella, troppa Nutella nel panino. Esattamente così.

Troppa Nutella che sono due parole che non avrei mai pensato di udire, né tantomeno di pronunciare, una accanto all’altra. Troppa Nutella detto da un bambino di quasi sei anni. Lì per lì ho sinceramente pensato di portarlo da dottore poi, dopo aver scartato anche l’idea di un test del dna, dato che la sofferenza del parto effettivamente l’ho provata tutta io da sola e non un’altra donna, ho iniziato a pensare.

E in effetti, mi sono detta, non l’ha deciso nessuno che quello che piace a noi, quello che universalmente piace, debba piacere per forza anche ai nostri figli. In generale, non è nemmeno vero che esistono cose che piacciono a tutti i bambini solo per il semplice fatto di essere “cose che piacciono a tutti i bambini”. Ne avevo parlato in un vecchio post, raccontando una fallimentare vacanza pensata per far felice quello piccolo e finita con l’annoiare tutti, grandi e piccoli.

Adesso che mio figlio sta crescendo, mi sto rendendo conto molto più di prima del fatto che mentre il suo carattere diventa, man mano che il tempo passa, sempre più simile al mio, i suoi gusti sono ogni giorno più suoi e solo suoi e nemmeno così scontati come pensavo. Perché io pensavo che ad un bambino la Nutella, tanta Nutella, lo rendesse felice. E invece no.

I suoi personali e rispettabilissimi gusti da seienne non includono la Nutella, la troppa confusione e gli gnocchi. Cosa che, peraltro mi autorizza a raddoppiare le dosi di tutte queste tre cose, che amo molto, quando sono da sola.

Me ne sto rendendo conto adesso che mio figlio è un individuo a sé, ancora più di prima. Un individuo col quale faccio lo stesso errore che faccio con tutte le persone che amo: pensare che abbia i miei stessi gusti.

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