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Le interviste

Resta senza lavoro perché madre, la battaglia di Giuseppina contro la banca

Una storia amara quella di Giuseppina Naimoli, sassarese madre di due bimbi, che nel 2015 ha visto trasformare quella che sarebbe dovuta essere un’assunzione a tempo indeterminato in un nulla di fatto. Dopo 7 anni di apprendistato infatti, è stata mandata a casa dalla banca per la quale lavorava, unica su 200.Giuseppina ha chiesto spiegazioni che non sono mai arrivate e lei ha una certezza: essere stata cacciata perché durante l’apprendistato ha avuto due gravidanze e si è assentata per la maternità. Il Banco di Sardegna è stato così trascinato in tribunale: la causa ha segnato un primo punto a favore dell’istituto di credito, ma la battaglia è ancora lunga e ci auguriamo che venga fatta chiarezza in questa triste vicenda.

Giuseppina ci racconti la tua storia? 

La mia storia travagliata lavorativa sarebbe troppo lunga ma cerco di raccontarvela brevemente. Sono stata assunta dal Banco di Sardegna (Gruppo Bper) nel 2008 con contratto di apprendistato ( che è un contratto a tempo indeterminato) a seguito di di prepensionamento anticipato di mia madre, dipendente della stessa azienda, accordo fatto con altri 200 dipendenti. In questi anni ho avuto due bimbi a due anni di distanza l’uno dall’altro e ho usufruito di tutti i congedi e permessi che la legge concede alle lavoratrici madri. Per il secondo bimbo non ho usufruito di tutti i mesi perché le troppe proroghe (per recuperare tutte le assenze) non mi stavano rendendo serena. Dopo sette anni in cui nulla mi è stato mai rimproverato, senza alcun richiamo verbale né scritto dal punto di vista lavorativo, e nonostante la stessa banca mi avesse concesso un mutuo di 30.000 euro due mesi prima, mi è stato dato il ben servito senza alcuna motivazione. Ma io sono certa che le motivazioni sono le assenze per maternità e malattia figlio.

Un apprendistato durato 7 anni e poi?

Si sembra una barzelletta, dopo un apprendistato durato sette anni duranti i quali mi hanno fatto girare come una trottola per ben otto volte, in altrettanti uffici e sempre con mansioni ogni volta completamente differenti, mi hanno semplicemente detto che il nostro rapporto si concludeva. Per legge ogni donna al rientro delle maternità dovrebbe riavere lo stesso posto, la stessa scrivania in cui ha lavorato l’ultima volta, io no, il mio stato lavorativo era un continuo cambiamento, ero sempre indietro rispetto a tutti gli altri figli di ex-dipendenti che intanto salivano di livello e di retribuzione. Puoi solo immaginare lo scoop quando mi hanno comunicato la notizia anche perché al Banco di Sardegna è la prima volta che qualcuno non viene confermato… e poi perché solo io su 200 e senza motivazione?

Da cosa ti nasce la convinzione che sia stata la maternità a discriminarti?

Secondo te Lucrezia come ci si può sentire vedendo tutte le colleghe e colleghi confermati (anche prima della scadenza) ed io quella che si è assentata di più improvvisamente cacciata come se non servissi più? Avrei preferito avere una valida motivazione che in realtà non esiste perché ritengo di aver sempre svolto il mio lavoro molto bene e con serietà e umiltà.

La tua battaglia legale a che punto è?

Dopo una prima sentenza purtroppo a mio sfavore (4 Febbraio 2016) perché capisco che mettersi contro un ” colosso” del genere è dura anche per i giudici, attendo un’altra sentenza con altro giudice da più di un anno: il mio licenziamento risale al 27 febbraio 2015.

Il web ti ha sostenuto in qualche modo?

Il web mi ha sostenuto quando ho fatto uscire la mia storia nel blog di Deborah Betti e grazie ad articoli di stampa locale. La delusione più grande è stata però quella di leggere i commenti di alcune donne che mi rimproveravano di aver usufruito troppo dei miei diritti di madre come se me ne stessi approfittando, e non capiscono che ragionando ancora così e non facendoci forza l’una con l’altra, proteggendo gelosamente il diritto alla maternità non andremmo mai da nessuna parte. Io non mollo perché credo in questa causa con tutto il cuore, e oramai sta diventando una battaglia non solo per me ma per molte altre donne.

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1 Commento

  • Rispondi Nia 2 maggio 2017 alle 14:12

    Senza parole. Sono cose inaccettabili

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