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Quanti compromessi si possono accettare per sopravvivere alla maternità?

Quanti compromessi si possono accettare per sopravvivere alla maternità?Uno, dieci, cinquanta, cento compromessi? Di certo, uno in più di quanti avremmo pensato, perché la parte più difficile della maternità, della mia almeno, è stata scendere a patti con la mia coscienza.

Quella che non è mancata mai di ricordarmi la madre che ero prima di avere un figlio.

Una madre presente, sempre presente che, prima che avessi un figlio, ero certa sarei stata perché nemmeno lo contemplavo il fatto che avrei anche solo potuto continuare ad avere un mio sentire che non fosse quello di mamma di qualcuno. Ma d’altra parte, prima di avere un figlio non contemplavo nemmeno il fatto di avere un figlio

Poi però sono diventata madre.

Madre per davvero, non nei sogni o nelle fantasie, ma madre di giorno e di notte, a pranzo e a cena, d’estate e d’inverno, durante la settimana e pure la domenica mattina quando, ti hanno insegnato, si dovrebbe solo risposare.

Una madre in carne ed ossa e umana imperfezione.

Una madre che ha scelto di scendere a compromessi. Con se stessa e con la sua idea di maternità, quella idealizzata che avevo in testa. Compromessi per riposare un po’, per avere il tempo di uscire con un’amica, per continuare ad avere una vita, non solo sociale, intendo proprio una vita. Compromessi per lavorare, per non smettere di avere una professione, un sogno, una carriera, una (o più) ambizioni.Compromessi che sono il mio personale modo di sopravvivere come donna e che non mancano mai di ricordarmi quanto di meglio potrei fare, quanto potrei impegnarmi di più. Quanto molto spesso scelgo di essere egoista.

Di continuare ad essere me stessa.

Quindi, quanti compromessi si possono accettare? Io ho deciso di accettarne tanti quanti mi permettono di prendermi cura di mio figlio in un modo che è mio, in quel modo che mi rispetta, che nei limiti del possibile non mi stravolge perché altrimenti, ho capito, sarei una madre molta peggiore di quella che sono.

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1 Commento

  • Rispondi Serena 16 aprile 2018 alle 18:30

    Quanto è vero…

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