Le interviste

Paura del web? Ci pensa mamma Francesca Marano

Francesca Marano si definisce una nerd megalomane. In realtà è una professionista con una grande, autentica, capacità: dare il giusto nome alle cose.

Ecco perché è una buona formatrice e un’ottima insegnante che dice alle donne (ma anche agli uomini) quali sono gli strumenti giusti per far crescere il proprio business, essere appagati e, perché no, anche un po’ più ricchi. Francesca crea siti, ma in rete si è fatta conoscere per la condivisione di strategie che aiutano a mettere ordine nell’organizzazione del lavoro e che rendono più efficiente la propria attività, anche attraverso C+B: la casa +bottega delle donne in proprio, oltre che nel suo sito e nel suo “blog di famiglia.

Il tuo lavoro prima e dopo la maternità: com’è cambiato?
Non è cambiato molto a dire il vero, anzi dopo la nascita di mio figlio la mia carriera ha subito un’impennata notevole. Sono abbastanza convinta che il delirio di onnipotenza che spesso accompagnano gravidanza e parto possano avere inaspettati strascichi a medio termine sulla carriera da libere professioniste: per ridere dico sempre “Se ce l’ho fatta a creare un umano in 9 mesi vuoi che non riesca a confrontarmi con la Camera di Commercio?”.
Certo non è così per tutte le mamme, ma nella mia testa il ricordo della fatica di quei primi mesi e l’impegno che metto nel mio business un po’ si assomigliano. Sono sicuramente più determinata ora, a quasi 42 anni e con un bimbo di 10, a farcela, perché so che lo sto facendo anche per lui: per poterlo assecondare nei suoi desideri di studi, di viaggi e di crescita.

Come sei riuscita, se ci sei riuscita, a conciliare le due cose?
Sì perché ho un marito che è un partner vero e che si smazza con me oneri e onori. Anzi, se devo dirtela tutta, dal punto di vista della gestione famigliare lui è decisamente più il più presente dei due. Cioè, davvero, dove sta scritto che la mamma deve occuparsi di tutto?
Quando abbiamo bisogno di aiuto lo chiediamo: babysitter all’occorrenza, una persona che aiuti Matteo a fare i compiti due volte alla settimana, e infine mia mamma (finalmente in pensione!) che il venerdì lo prende da scuola e se lo tiene fino al mattino successivo, così anche noi possiamo fare “le cose dei grandi” (ovvero stare sdraiati ognuno con il proprio portatile a vedere Netflix).

Com’è stato vivere in Israele come mamma? E come professionista?
Da un lato comodo e accogliente: tutti fanno una quantità pazzesca di figli, quindi è sempre una caciara continua di gite, cene con amici, lunghi pomeriggi all’aperto, un po’ allo stato brado. Dall’altro terrificante. Due o tre volte all’anno si fanno esercitazioni per correre nei rifugi con le sirene antimissile e sì, lo so, è una cosa che avrebbe dovuto tranquillizzarmi e invece io l’ho sempre trovata macabra. Non ti dico poi la prospettiva del militare obbligatorio a 18 anni, per i maschi 3 anni, per le femmine 2.
Come professionista le cose invece andavano: rimpiango molto il regime fiscale particolarmente favorevole con le piccole e medie imprese! Il mercato del lavoro è fluido, non ingabbiato dalle complicazioni burocratiche italiane: è normale licenziarsi senza avere un lavoro pronto il giorno dopo, è normale cambiare carriera, ecc… thecohens_02foto di Officine Biancospino

Cosa consigli ad una mamma, che è anche una libera professionista, per diventare ricca e appagata?
Tre cose.
La prima definire cosa vuol dire essere ricca e appagata. Ognuna di noi assegna un valore diverso al denaro, a volte per questioni emotive, legate all’educazione famigliare o all’età. Anche il senso di appagamento cambia negli anni: spesso agli inizi della carriera cerchiamo consensi, andando avanti è molto più gratificante fare da mentori a giovani colleghe o trovare la bellezza in un problema complesso risolto.
La seconda essere delle professioniste vere: preparate, competenti, specializzate, “sul pezzo”. Che non vuol dire essere dei robottini perfetti che si prendono molto sul serio, ma vuol dire sapere gestire il proprio business come un CEO, che supervisiona l’intero ecosistema e si dà un gran da fare per far quadrare i conti, che sono alla base di ogni attività. Per rendere la prospettiva più divertente basta scegliersi il modello giusto da seguire: il mio è quel bon vivant di Sir Richard Branson!
Infine avere una smisurata ambizione, non vergognarsene mai e lavorare seriamente per realizzarsi: non si diventa ricche e appagate stando con le mani in mano, né presentandosi come delle piccole fiammiferaie o lagnandosi continuamente. Essere timide e introverse non impedisce di sognare in grande, magari lo si fa nel segreto del proprio studio, ma focalizzandosi tipo laser sul proprio obiettivo. Non so come sei cresciuta tu, ma la mia prima motivational guru è stata la signorina Grant di Saranno Famosi: i sogni costano e si pagano con il sudore.

Mamme libere professioniste dalle quali tutte noi possiamo imparare qualcosa: fuori i nomi.
Prima di tutto Barbara Damiano, aka mammafelice: quello che si vede sul blog è la punta dell’iceberg di un lavoro enorme che lei fa con il suo team dietro le quinte. La ammiro profondamente come donna e come imprenditrice e leggo sempre i post della categoria “Mamme al lavoro”.
Annamaria Anelli che sul tema delle mamme e del tempo sta per pubblicare un libro.
Justine Romano, neo imprenditrice che si è addirittura buttata nella creazione di prodotti, veri, di cui si deve tenere un magazzino (aiuto!) e che da anni racconta dei suoi tentativi di equilibrismo: i suoi #buonfarcela mi strappano sempre un sorriso di “Maronnasantissima, anche qui stiamo messi così”.

Dì la verità, capita anche a te, a volte, di essere una pessima madre?
Come a volte? Almeno in 3 occasioni al giorno!
Quando decido che no, non è proprio il caso di alzarmi per fare la colazione tipo famiglia del Mulino Bianco, quando ho la prima chiamata alle 10 e posso starmene ancora un po’ a letto. Quando dico a Matteo che il massimo che posso fare per lui è un po’ di spazio sulla mia scrivania, non per aiutarlo a fare i compiti, ma almeno per non stare in due stanze separate. Quando lo obblighiamo (qui ci dà dentro anche mio marito) a 10 anni ad andare a letto alle 20:30 massimo: a lui ovviamente diciamo che è per il suo bene, ma lo sappiamo perfettamente che è per scolarsi la vodka!

Precedenti Successivi

Potrebbe Interessarti:

2 Commenti

  • Rispondi Mammafelice 11 Gennaio 2016 alle 14:25

    Beh, grazie: ho tanto, tanto da imparare, e mi sto facendo una cultura sull’arte del fallimento, ma sono tanto felice che il ‘dietro le quinte’ del nostro lavoro in qualche modo possa essere scorto.
    Grazie ad entrambe.

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 11 Gennaio 2016 alle 15:19

      Grazie a te di essere esempio (vivente) che lavorare bene sul web si può e soprattutto, farlo con professionalità, ripaga.

    Lascia un Commento