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Non mi interessa più essere una brava mamma

Quando diventi mamma la vita cambia. Totalmente e all’improvviso. Vieni investito da un ciclone, che profuma di talco e puzza di merda allo stesso tempo. Per intero le energie vengono inghiottite da un esserino che pesa sì e no 4 chili e che pretende tutta l’attenzione possibile. Di giorno e di notte.È così: non si scappa. È così anche se sei quel tipo di mamma che a tre mesi dal parto sta già programmando una fuga a due lasciando il pupo con i nonni. I figli ci danno un nuovo ruolo e i primi anni sono centrati su di questo, volente o nolente.

La maternità, nei primi anni, è un susseguirsi continuo di prime volte, peraltro come ogni prima volta che si rispetti non sempre poco dolorose, che catturano i nostri sensi tutti e li tengono cristallizzati.

Sono mamma da quattro anni e qualche mese e fin dal primo giorno ho pensato che mi mancava qualcosa della vita di prima e mi sono sbattuta e impuntata perché io quella vita là la volevo far tornare, a tutti i costi. Nonostante ciò questi quattro anni e qualche mese li ho vissuti facendo principalmente la mamma. Ho lavorato, sono uscita, ho viaggiato, sono pure tornata al cinema, ma ogni cosa è stata rapportata al fatto che ho un figlio.

Credo che la vera condanna, croce e delizia, di una mamma sia esattamente quella di non smettere mai, nemmeno per un attimo, di ragionare da mamma, appunto.

È un tempo speciale, unico, molto intenso, quello dei primi anni da mamma. Un tempo che però poi passa. Le prime volte diventano seconde, i figli crescono e tu impari a fare i conti con il fatto che essere madre è qualcosa di normale, non unico, né irripetibile. Che i figli sono speciali per noi che li vediamo tali, ma che ad essere madri lo sono state già parecchie, ma proprio parecchie donne, prima di noi e che è qualcosa che fa parte del nostro percorso proprio come ne fanno parte altri legami d’amore.

Un tempo durante il quale è giusto interrogarsi sul nostro ruolo di madre, sulla felicità dei nostri figli, su come essere una brava mamma.

Un tempo che, appunto, poi passa. Perché ad un certo punto prendi le misure, anche con l’essere mamma sì. Anche con i capricci e i sensi di colpa. Capisci, anzi decidi che è arrivato il momento di capire, che essere madri è un’espressione del nostro essere donne, persone, e che se si è una donna disorganizzata e disordinata forse ha davvero poco senso pretendere di essere una mamma organizzata e ordinata. Che se si hanno bisogni e necessità non bisogna smettere di assecondarli perché altrimenti la maternità diventa una prigionia e lo diventa pure quella ricerca disperata di assecondare un modello che ci hanno, o ci siamo, imposti, ma che non fa per noi.

Non mi interessa più essere una brava mamma perché ci sono milioni di modi diversi di essere una brava mamma e questo, per me, è di nuovo il tempo di essere una brava professionista, amante e amica. Oltre che una mamma a modo mio, al meglio di come posso.

 

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2 Commenti

  • Rispondi Kiara 13 luglio 2017 alle 10:37

    ….perché ogni volta che ti leggo, immancabilmente faccio sì sì con la testa e penso che (non così bene, okay ma…)…quel post avrei potuto scriverlo io?!

    come te, credo anche io che ci sia spazio non dico per “tutto” nella vita ma per “tanto” sicuramente sì, nella vita.
    rispetto chi trova la sua realizzazione somma e pressoché unica nell’essere mamma, ma solidarizzo con chi invece, in un certo senso, non si sente realizzata mai, e non smette di inseguire traguardi e mete che lungi dal togliere smalto alla sua dimensione di genitore, secondo me la arricchiscono pure. colorandola di slanci e spunti inediti e sorprendenti.

    brava bravissima!

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 13 luglio 2017 alle 10:46

      Grazie… e un abbraccio a tutte le eterne insoddisfatte :)

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