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Nelle Marche c’è la villa del mio cuore: io la chiamo Villa Spada

I luoghi del cuore sono spesso i luoghi della nostra infanzia. Sono i luoghi che odorano di casa, di bucato, di buono. Sono quei luoghi che hanno il potere di trasportarci indietro in un tempo bello e prezioso. Sono i luoghi che le parole possono raccontare senza spiegare a fondo, perché i luoghi del cuore ti entrano dentro solo se li vivi.IMG_3898Tra i luoghi del mio cuore c’è Villa Spada che si trova a pochi chilometri dal centro di Treia (che è casa mia e se vi capita andate a visitarla e poi ringraziatemi). Villa Spada in realtà si chiama Villa “La Quiete” ma io continuo a chiamarla Villa Spada perché l’ho sempre chiamata così.
IMG_3895Circondata da un parco di oltre 2 ettari, immersa tra lecci, querce e tigli, Villa Spada è romantica e misteriosa allo stesso tempo. Nel 1800 fu l’architetto Giuseppe Valadier a progettarla e, nel 1828, ne divenne proprietario Lavinio De Medici Spada che si rifugiò lì con la sua adorata moglie Natalia Komar. Alla morte di Lavinio Spada, la villa subì numerosi cambi di proprietà. La villa fu poi utilizzata durante la seconda guerra mondiale come campo di internamento femminile e, infine, tra gli anni ’60 e gli anni ’80 venne utilizzata come scuola dell’infanzia.IMG_3896
IMG_3899Lavinio Spada, pazzo di dolore (ma ricchissimo grazie al testamento attraverso il quale la signora Komar lasciava al marito tutti i suoi beni) per la morte della moglie, trasformò la sua dimora in un mausoleo in memoria della sua consorte scomparsa. Giorno dopo giorno continuò a coltivare nel parco roseti e piante di ogni specie: furono catalogate oltre diecimila specie di piante e fiori coltivati.

IMG_3905Poche settimane fa il parco della villa è stato riaperto al pubblico. Per riportare in auge il resto credo ci vorranno diversi anni dato lo stato di conservazione piuttosto precario, ma se passate da questi parti una visita è d’obbligo. Se non altro per cercare il fantasma. Lo vedete anche voi, vero?

…Era vicino al paese, ma più bassa, stava su una collinetta tutta sua. Cancelli e case di custodia erano in basso e un lungo viale alberato allontanava e nascondeva. La villa dedicata alla quiete, distaccata, ma vicina, aveva una sua chiesetta dedicata al dolore. Pareva che tutto fosse stato fatto per essere recinto e chiuso, anche il bosco, e quel che dentro si apriva, restava chiuso alla vista…

Dolores Prato “Giù la piazza non c’è nessuno”

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