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Madri perfette per noi o per i nostri figli?

Da quando sono diventata mamma non ho fatto altro che interrogarmi sul mio grado di bontà come madre. Ho capito fin da subito che non sarei mai stata quel tipo di genitore che da piccola (e anche un po’ da grande) avevo pensato si dovesse diventare, ad ogni costo. Mi sono fatta tante domande e data qualche risposta. Ho inteso che gli stereotipi sulla genitorialità, in particolare modo sulla maternità, ci precedono e a molte di noi bloccano la strada che porta all’accettazione.

Mi sono detta, e spesso ne ho scritto, che non c’è un solo modo giusto per essere madre e che quella con i propri figli altro non è che una relazione sentimentale.

Mettici poi una buona dose di autoironia che ho dovuto sviluppare all’età di circa 13 anni per compensare l’assenza di tette ed ecco qua che ho iniziato a definirmi una pessima madre, a parlare di sopravvivenza e del fatto che i figli ci amano anche così, con i difetti che abbiamo.

Poi ho iniziato a guardarmi intorno e ho trovato un mondo pieno di donne, madri, che lottano con questo ideale di perfezione più o meno stereotipato, che si sentono inadeguate, che non riescono ad accettarsi. Che provano malessere quasi ogni giorno guardandosi allo specchio. Ma pieno, eh. Talmente pieno che ad un certo punto mi sono detta che quella della madre perfetta deve essere per forza una figura mitologica: non può essere altrimenti. Ecco allora l’ennesima domanda: ma questa ricerca di perfezione, questo confronto dal quale solitamente usciamo con le ossa rotte, noi la sosteniamo per noi o per i nostri figli?

In estrema sintesi: vogliamo essere madri perfette per accettarci o per rendere più felici e risolti i nostri bambini?

Perché continuo a non essere del tutto convinta che il senso sociale, quello che ci vorrebbe diverse da come siamo non importa quale sia il nostro essere, coincida col sentire della nostra prole. E no, non sto dicendo prima che qualcuno mi si scagli addosso con la veemenza di uno tzunami, che va bene approfittare del candore di chi, con gli occhi dell’amore, ci perdona tutto. Mi sto semplicemente chiedendo se forse la chiave di tutto non sarebbe quella di spostare l’attenzione da noi stesse e chiederci se questa perfezione è davvero indispensabile a crescere al meglio i nostri figli.

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2 Commenti

  • Rispondi Serena 29 settembre 2017 alle 11:13

    Mi auguro di no, che nn sia necessaria ma che, anzi, una sana imperfezione sia moolto meglio e molto più d’esempio per la loro crescita.

    (La speranza c’è e si sa che è l’ultima a morire)

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 9 ottobre 2017 alle 12:31

      già, noi continuiamo a sperare che non fa male 🙂

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