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Le refrattarie al cambiamento

Le refrattarie al cambiamento sono quelle che alla separazione di Gwyneth Paltrow e Chris Martin non si rassegnano proprio. Che, a dirla tutta, ancora devono riprendersi del tutto da quella di Johnny Depp e Kate Moss.

Sono quelle che com’erano belle le super top degli anni ’90 e la musica pop degli anni ’80.

Le refrattarie sono quelle donne che non per principio, ma per pancia, fanno fatica ad accettare il cambiamento. Quelle che convivenza, matrimonio, maternità le digeriscono male proprio perché non riescono a staccare gli occhi dal loro “glorioso” passato. Le refrattarie sono le “Contesse Miseria” di domani che, avvolte da vistose piume di struzzo e volgari ferraglie, non accettano il tempo che passa. Sono quelle che, semplicemente, vivono male l’idea di uscire dalla loro confort zone.

Le refrattarie non sono donne pavide, anzi. Le refrattarie hanno gli occhi pieni di cambiamento, sognano un domani migliori, il futuro perfetto che immaginavano da bambine, nuovi stimoli e contaminazioni. Però hanno la malinconia nel sangue e, a volte, in una mattina grigia si svegliano con la testa nel passato: quel passato che hanno maledetto perché allora erano troppo single o troppo fidanzate, troppo occupate o troppo affannate che però oggi, ai loro occhi, appare come un tempo meraviglioso.

Sono quelle che non sanno di avere difficoltà a cambiare e che lo scoprono all’improvviso, guardandosi allo specchio. Si scoprono più pigre e più romantiche di quanto pensassero e si dicono ma chi me lo fa fare. Però, subito dopo, le stesse si dicono anche che ferme loro non ci sanno stare e che, pur ammalandosi di cambiamento, loro devono cambiare per forza. Per natura. Per non ammalarsi di noia.

La refrattaria al cambiamento sono io che voglio evolvere, sperimentare, partire ma non faccio altro che, soffrire il mio “come stavo prima”.

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