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Le ragioni del cuore di Perugia (che solo un ex universitario può davvero capire)

Da un po’ vivere a Perugia non mi piace più. Spesso mi sveglio e questa città la odio. Ancora più spesso mi sveglio e mi odio perché, in questa città, ancora ci vivo.

Eppure Perugia io l’ho amata. Oh, sì se l’ho amata. L’ho amata che se ci penso mi fa male la pancia. La nostra è stata una storia d’amore bellissima che a scriverne mi si attorcigliano le budella.

Ho amato la sua acropoli, in cima alla salita, così bella da scoppiarti negli occhi, offuscarti la mente per lasciare spazio solo a quel piccolo, martellante pensiero. “Quant’è bella Perugia oggi” ti ripeti seduta al sole sulle scalette del Duomo. Quant’è bella Perugia oggi” ti ripeti ogni volta che ti affacci da via Cesare Battisti e vedi quell’esplosione di tetti, cielo e scomposta perfezione. Ogni volta, anche se sei presa da pensieri affannati, anche se stai discutendo animatamente, ogni volta che passi di lì, per un attimo ne sei catturato. È inspiegabilmente così, ogni volta.

L’ho amata quando arrivavo trafelata in cima all’acquedotto e, senza fiato, mi giravo indietro per guardare quelle scalette così estenuanti e bellissime.

L’ho amata perché si viveva accampati. Stretti ma felici. Di solito a casa mia, spesso in quella di Massi, o a casa di Marco. Non bisognava aspettare sera per fare festa, ma quando arrivava sera la festa era assicurata. Anche se il giorno dopo si aveva un esame.

L’ho amata quando era troppo difficile anche riuscire a mettere insieme i passi per tornare a casa, il cuore a pezzi e il cervello in pappa che potevi solo sederti a piangere sotto ad un portone. Tanto lo sapevi che qualcuno sarebbe arrivato ad asciugarti le lacrime, a scaldarti, a riportati a casa.

I giovedì sera al Velvet, ma anche il venerdì, il sabato e la domenica. E poi lunedì all’Enone, martedì Rock Castle, il mercoledì si resta a casa ma si fanno comunque le tre. L’importante era stare insieme, tutti insieme, esserci, anche se fino a qualche minuto prima ci sembrava di non averne più nessuna ragione, che lo struggimento era troppo e la delusione, stavolta, cocente più dell’ultima.

A Perugia ho imparato a cucinare, anche se qualcuno sosterrà con forza il contrario, per feste con almeno trenta invitati, a fare liste della spesa a budget limitati, a non uscire di casa senza fondotinta e che le calze velate sono uno dei peggiori crimini del buongusto. Ho imparato ad amare senza aver paura, che cosa vuol dire avere amici che sono una famiglia, ma soprattuto ho imparato che se non ci credi tu in te stessa nessuno ci crederà al posto tuo.

Perugia è stata essere così stupide, belle e sorridenti. Essere spensierate seppur perse dietro paranoie senza fine. Perugia è stata essere felice. Anche quando non pensavamo di esserlo.

C’era essere stranieri ma sentirsi comunque padrona di una città che ora che mi ha accolta, dato un amore, un lavoro, amici che sono (ancora) una famiglia e quei due piccoli occhietti vispi, non sento quasi più mia. Perché Perugia, purtroppo, è un periodo della vita che non torna, nemmeno quando col fiatone mi fermo ad osservare i tetti che si vedono da via Cesare Battisti.

Anche quando, come sabato, quando esce il sole in centro, mi scopro a vedere di nuovo la bellezza di una città che non sarà più se non nei miei occhi, nel mio cuore e nel mio stomaco.

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22 Commenti

  • Rispondi rossella boriosi 16 marzo 2015 alle 11:42

    sai cosa fa male davvero?
    avere una figlia sedicenne che devi accompagnare al Velvet perché faccia le stesse cose che facevi tu molti anni prima, cioè ieri. E quasi ti verrebbe voglia di dirle aspetta, vengo con te

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 16 marzo 2015 alle 11:54

      Oh Ross, sai che c’è, intrufoliamoci al Velvet giovedì prossimo

  • Rispondi Camilla 16 marzo 2015 alle 14:12

    “Perugia è stata essere così stupide, belle e sorridenti. Essere spensierate seppur perse dietro paranoie senza fine. Perugia è stata essere felice. Anche quando non pensavamo di esserlo“.
    Che tuffo nei ricordi… da fare male alla pancia.
    Forse al Velvet e al Rock Castle (che tornavi a casa e ti puzzavano di fumo anche le mutande) ci siamo state anche insieme e non lo sapevamo.
    Grazie di questo ricordo bellissimo. Non avrei saputo raccontarlo meglio.
    A Perugia non ci vivo più, ma ogni volta che ci torno, seduta sul sedile dell’autobus che va in salita, penso “Quanto è bella Perugia, oggi”.

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 16 marzo 2015 alle 17:15

      Ma sì, di sicuro ci saremo beccate senza conoscerci 🙂

  • Rispondi raffaella 16 marzo 2015 alle 14:45

    Io non ci abito più da molti anni ma ogni volta che torno è un tuffo al cuore… per me è una delle città più belle…Il centro, i suoi vicoli e il calore della sua gente. Amo questa città e spero un giorno di poterci tornare a vivere.

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 16 marzo 2015 alle 17:18

      è molto diversa da quella che era. probabilmente la colpa è la mia, di come la vedo e di come la ricordo. Quando torni dimmi che impressione ti fa.

  • Rispondi Silvia Sedini 17 marzo 2015 alle 12:23

    Scopro ora che ti leggo da un po’ ma non sapevo fossi anche tu di Perugia.
    Chissà se ci siamo incrociate mai. 🙂

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 17 marzo 2015 alle 12:35

      Davvero chissà (comunque io vivo qua da 13 anni ma sono marchigiana 😉 ci tengo, eh)

  • Rispondi IRENE 17 marzo 2015 alle 21:18

    Ciaoooo! Io restavo a casa di Lunedì… Martedì Rock Caste, mercoledì Sant Andrew, giovedì e domenica Velvet, venerdì…Dipendeva da dove lavoravano gli amici baristi, sabato Follia… Poi i tempi son cambiati il Sant, il Follia è il Rock caste hanno chiuso e. il giovedì è diventato Apericena alla Lumera, il venerdì Enone’ … Ma quanti bei ricordi mi porto nel cuore!
    Anch’io emigrata a Perugia per l’università … Mi ricordo che quando ritornavo da casa con il l’autobus e superavo il curvone in via della Pallotta pensavo “Ah casaa… Che bella Perugia!” perché anche se dove sono nata e’ in Calabria dove come te ho imparato a cucinare, ho sentito la mia indipendenza, ho conosciuto amici che sono come sorelle e fratelli … È’ li! Perugia di quegli anni mi resterà nel cuore per tutta la vita….
    Eh sì di vista sicuramente ci conosciamo. 😉 anche se io ora vivo più li
    Ps. Complimenti ti hanno citata su radio Capital qualche giorno fa e ne ero davvero felice!

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 18 marzo 2015 alle 9:42

      Ma sai che me l’hanno detto ma io non ho sentito.

      Ti auguro buone cose, ovunque tu sia, e se torni a Perugia fai un fischio!

  • Rispondi sara 17 marzo 2015 alle 23:39

    Lucrè! Mi hai fatto venire un tuffo al cuore e un nodo al petto che non passa più! Ho rispolverato per qualche minuto il mio passato, qualche minuto ma il nodo non si scioglie ancora.
    Hai ragione, Perugia è un periodo della vita che non torna. Felicissima di averla vissuta!!

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 18 marzo 2015 alle 9:41

      Io ho pianto per scriverlo. T’ho detto tutto!

      • Rispondi Roberta 18 marzo 2015 alle 22:14

        Perugia é quel momento della vita che non tornerà più, l’amore che sboccia a primavera..il profumo dei tigli di via pascoli…un cappuccino x due al bar di monteluce alle 5 di mattina..quanto l’ho amata! Cara Lucrezia che ricordi hai risvegliato… Marchigianadoc pure io umbra di adozione. Complimenti davvero.

  • Rispondi giada 20 marzo 2015 alle 12:38

    È uno degli articoli d’amore più belli che abbia mai letto. Perugia non la conosco ma mi è sembrato proprio di vederla attraverso le tue parole.

  • Rispondi Nadia 22 marzo 2015 alle 8:51

    Io ho fatto tutto quello che hai descritto….da emigrata di Milano, assolutamente contro tendenza per studiare e per amore, Perugia è stata un colpo al cuore. Io qui sono rinata e devo molto a questa città. Poi ho deciso di continuare a viverci e mi sono sposata, ho una bimba di 16 mesi e ho preso casa proprio in centro storico. E anche se ho cambiato ritmi, abitudini ancora sono innamorata di questa città. Ancora ieri facendo un giro a piedi in centro, mi dicevo quanto è bella. Non mi stanca mai. Perugia è stato un periodo che si è trasformato in un altro periodo, diverso ma meraviglioso! Grazie per le tue belle parole

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 23 marzo 2015 alle 9:55

      Io, invece, è come se fossi imbrigliata nel limbo del passaggio, tra un periodo e l’altro. E come non riesco ad accettare alcune abitudini ormai diverse, anche il fatto che Perugia ormai non sia (e non rappresenti) più alcune cose faccio fatica a digerirlo.

  • Rispondi Giacomo 6 febbraio 2017 alle 17:06

    Grazie mille, ancorché in netto ritardo, per questo articolo che mi ha fatto davvero emozionare : mi ritrovo parola per parola in quello che hai scritto, hai descritto come meglio non si poteva l’ atmosfera di quel periodo vissuto da ciascuno di noi! Sono anche io un “ex studente fuori sede” , ma proveniente da molto vicino (bassa toscana), probabilmente con qualche annetto in più, avendo studiato negli anni ’90, ed il mio rapporto con Perugia è davvero particolare : dopo essermi laureato ho, a posteriori sbagliando, interrotto ogni rapporto con quella che era stata la mia casa per 5 anni (anche 6 compreso l’ esame di stato), poi ho passato anni molto difficili a causa di un matrimonio disastroso, e infine, a distanza di una decina d’ anni dalla laurea, ho ripreso a frequentare gli stessi posti di prima! Ovviamente molta della gente che avevo conosciuto non c’era più, ma ho fatto tante amicizie nuove, e, tra una storia e l’ altra, anche trovato il vero amore : la mia compagna ed io abbiamo preso casa alcuni anni fa nei pressi del lago!
    Per il resto, che dire…dispiace constatare che la città non sia più quella di una volta, ed in particolare il centro, che ha deliziato sia le nostre giornate che le nostre serate, sia diventato un mortorio, con tutti i locali dei nostri bei tempi malinconicamente chiusi. Ma ancor più dispiace, come hai giustamente sottolineato, che quello è un periodo magico che passa e non torna più.

  • Rispondi marco 21 febbraio 2017 alle 12:51

    Questo bel ricordo puo essere uguale a quello dell’univeristario a Bologna o Firenze.L’indipendenza,la comunita’ ,la grande occasione di essere vivi,autonomi,protagonisti.Si ho visuto le belle sensazioni anch’io a Perugia.Le stesse,probabilmente,le ha vissute mia figlia studentessa in quel di Firenze.Quel clima e’ legato al periodo, in una citta’ antica e colta, che vive e continua a vivere .Gli anni successivi ,perche’ per un po’ sono rimasto,mano a mano sono diventati insignificanti ed insopportabili.La verita’ ,forse,che il sentimento di rabbia e’ legato alla “perdita”,la scomparsa di quegli anni.Uno studente locale non li provera’ mai!Piango anch’io nello scrivere queste righe ;piango la scomparsa della bella gioventu’.Francesco Guccini,che bolognese non era,ricorda “credevo che Bologna fosse mia” ed in cio’ dice tutto:l’abbiamo posseduta nelle nostre tasche e nelle nostre menti Perugia ,ma era in realta’ un contratto temporaneo di “comodato”scaduto il quale l’appartamento e’ passato,temporaneamente, a qualche altro fortunato.E’ una ruota che gira,bella ma ingannevole.Guai a noi se non la potessimo rimpiangere .ma tale rimane:un lontano,presente rimpianto.Ma vorrei aggiungere qualche cosa:ho parlato di mia figli,universitaria a Firenze ,da pochi anni anch’essa andata via per altre obbligate strade,che in realta’ sono da Firenze partite.In questi ultimi anni,non sempre per noi felici,pur a distanza,nei suoi racconti,nella sua quotidianita’ raccontata per telefono,abbiamo rivissuto a distanza in partre quegli anni e mi sono sentito per interposta persona,di nuovo vivo: i suoi locali,le nuove amicizie,l’appartamento condiviso,le albe ai bar con cappuccini etc,ma anche le preoccupazioni per la lontananza.
    Le ha rivissute lei,ma le ho rivissute ,in parte anche io:a volte con ansia,ma in questa ansia mi sono,ci siamo ,risentiti vivi.
    Dobbiamo continuare a vivere da eterni studenti:questo e’ il segreto questo e’ il consiglio.Come il titolo di un libro”eterna ragazza”,eterni ragazzi.Ancoa oggi,i miei travagliati sogni notturni,sono ambientati in quegli anni,in buona parte.Il tempo interiore si e’ fermato li’:tra Via Pituricchio,il Modernissimo,Piazza Grimana .Purtroppo, e’ proprio cio’ che non fa vivere,felici, il presente.

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