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La maternità: dalla teoria alla pratica

Prima della maternità è tutto un fiorire di indiscutibili e perentorie asserzioni su che tipologia di madre saremo.Anzi, a voler essere precisi, prima della maternità le tipologie di madri non esistono nemmeno. Ne esiste solo una: la madre che sarai tu.
Perché tu sai come si fa, soprattutto sai esattamente cos’è giusto fare per i figli che ancora non hai e, forte di questa convinzione, non risparmi di sputare sentenze a destra e a manca. Non importa chi hai accanto o che il tuo interlocutore sia già genitrice. No, la verità ce l’hai tu perché tu, a differenza di chi è già mamma, hai la lucidità dalla tua che ti fa vedere il mondo con i giusti occhi e il tuo è il giusto metro di valutazione.

Quello che non sai, e che imparerai a tue spese, è che la lucidità, nella maggior parte dei casi, la partorirai insieme a tuo figlio, mentre in cambio avrai restituita una gran dose di stanchezza che appannerà il tuo cervello di ex sentenziatrice.

Semplicemente, passerai dalla teoria alla pratica. E scoprirai che:

Prima si chiamava: “Io non allatterò mai“. Ora si chiama allattamento a richiesta. Con le tette al vento, sì, perché sennò quell’esserino piccolo e fragile che mi hanno dato in dotazione piange e io non voglio farlo piangere. E poi è la cosa più sana per lui, lo dicono, quindi fin quando posso, magari, una ciucciatina ancora, aspetta… un’altra, l’ultima, giuro che è l’ultima. Un altra, no, no, ma questa è l’ultima davvero.

E poi, volete mettere il gusto di rispondere a vostra suocera che vi dice che: “Il bambino va lasciato piangere” dicendole: “Eh, sì, certo, certo” mentre attaccate vostro figlio al seno?

Prima si chiamava: “No vizi, regali solo alle ricorrenza, orari stabiliti e pugno della situazione sempre“. Ora si chiama stanchezza cronica. Una cosa l’ho capita della maternità: la cosa più educativa per vostro figlio, non è mai la più semplice da mettere in pratica.

Prima si chiamava: “Mai nel lettone con mamma e papà“. Ora si chiama cosleeping. Prima c’era Estivill, c’era la certezza che, succeda quel che succeda, quello piccolo nel letto grande non ci entra proprio. Al limite la domenica mattina se fa il bravo. Prima, infatti, non sapevate nulla dei risvegli notturni, dell’insonnia, del sonno cane, del fatto che per dormire otto ore filate sarete disposte a tutto: anche ad avere ospiti nel vostro letto.

Prima si chiamava: “Un cellulare in mano ad un bambino di tre anni? Non ci penso proprio“. Ora si chiama purché mangi. Il cellulare è diseducativo certo, però ci sono delle applicazioni così carine, ci sono i puzzle e i puzzle, si sa, sono indispensabili per lo sviluppo cognitivo dei nostri figli. Con alcune app imparano a leggere e a scrivere prima del tempo. E poi colorano, eh sì, mio figlio con il telefono in mano colora. Mentre io mangio senza strozzarmi.

Prima si chiamava: “La tv solo raramente, meglio se per vedere film d’animazione“. Ora si chiama maratona tv. D’altra parte avremo pure noi diritto ad una mezza giornata di “svacco” sul divano, o no? Avremo diritto di fare una doccia in pace e di mettere lo smalto, o no? O NO??

Prima si chiamava: “Il figlio è tuo, i cocci pure“. Ora si chiama nonni. La coppia va preservata, no? Partire in due è sacrosanto. E poi i nonni sono così bravi, disponibili, attenti, amorevoli. La nonna, poi, cucina anche molto meglio di noi accontentando i gusti di tutti.

Prima si chiamava: “All’asilo già a tre mesi. Io devo lavorare“. Ora si chiama l’asilo magari ad un anno, facciamo due, meglio tre. Ma sì, all’asilo imparano a socializzare, si divertono, sfogano le energie e tutte quelle cose lì. Insomma, avete capito: se fino alle 16, meglio.

Prima si chiamava maternità, ora si chiama sopravvivenza di una madre.

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6 Commenti

  • Rispondi serena 8 Giugno 2016 alle 19:09

    Ed io ke credevo ke, una volta superati i primi mesi della loro vita, potessi fare la doccia e mettere lo smalto con tranquillità senza dover fare i salti mortali come adesso… cmq molte certezze con la maternità sono svanite altre sono rimaste altre ancora sono arrivate… una x tutte la certezza ke è meglio nn avere troppe certezze…

  • Rispondi Martina 9 Giugno 2016 alle 14:22

    Stupendo questo post! Hihihi!! 🙂

  • Rispondi Elena 13 Dicembre 2016 alle 15:13

    Nelle tue parole mi ci ritrovo; mi sento di aggiungere che la pratica è accompagnata da una dose massiccia di sensi di colpa!
    Grazie per questo Blog!

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