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La fatica di essere figlia. Quando si diventa madri

Parliamo spesso della fatica di essere madri, ma alla fatica di essere (ancora) figlie quando si diventa mamme, chi ci pensa?No, perché quella fatica che nasce dal confronto con chi ha fatto prima di te, mediamente meglio di te, tutte le cose che stai facendo in questo momento, e la frustrazione che ne deriva, andrebbe teorizzata. Se ne dovrebbe parlare nei libri di scuola, nei corsi pre-parto e anche in sala parto che male non fa. Qualcuno dovrebbe dirci che una volta partorito ci troveremo davanti degli esemplari di donne, che prima erano semplicemente le nostre madri e adesso, invece, hanno incarnato sembianze di vario genere.

C’è quella che era una pessima madre e si risveglia, all’improvviso, meravigliosa nonna. Sì, quella che quand’eravate piccole voi era una donna in carriera, una gran viaggiatrice, piena di amiche, rossetto, impegni e casa perfetta. Che con voi, sul tappeto a giocare, neanche morta perché, suvvia, per far quello c’erano le nonne. Quella pochi baci, pochi abbracci, ma una disciplina di ferro. Quella che ora, per i suoi nipoti, ha trasformato la sua casa in un parco giochi, che si è messa lo scivolo in casa, che ha imparato a gattonare per insegnarlo ai suoi piccoli tesori. Che è più mielosa di un budino al cioccolato. Che i suoi nipoti li lascia saltare sul letto, lo stesso letto al quale a voi era proibito avvicinarvi, anche solo per dormire.

C’è quella io con te, ai miei tempi, altro che. Lei si declina in ogni situazione, dall’allattamento allo svezzamento, senza dimenticare l’addormentamento. Lei è la mamma, ora nonna, che se ti presenti con tuo figlio avvolto nella fascia, stanne certa, borbotterà qualcosa a bassa voce e poi la sentirai gridare al telefono con la sua amica che quella sciagurata di sua figlia le voleva soffocare il nipote.

C’è quella che non si fa chiamare nonna. Che è più giovane adesso che vent’anni fa. Che non mette nemmeno le lenti da presbite ma all’ottico dice che le serve solo un occhiale da lettura. E a quando calerà la vista ci penseremo. Quella che vicino a te, la nonna di tuo figlio sembri tu e che, anche se tu non sei ancora una milf, lei è una grandissima gilf.

C’è quella che come fai sbagli. Perché in effetti l’autosvezzamento è un po’ troppo all’avanguardia però su mica vorrai crescere i figli come si faceva trent’anni fa?”
“Che cooooosa, gli hai dato la Tachipirina?”
“Beh, potevi aspettare che gli salisse la febbre.”
“Ancora non gli hai dato nulla? Vuoi aspettare che gli venga la febbre a 40 a ‘sto poro ragazzino?”
“Eh, però sgridarlo così: non hai un briciolo di pazienza tu.”
“Certo, con lui ci vorrebbe un po’ di pugno di ferro, tu lo vizi.”
Cose che, solitamente, ti vengono gentilmente dette al telefono.

C’è quella che ora che i figli sono grandi e io sono nonna, me la spasso. Lei è la stessa che quando le hai comunicato di essere in dolce attesa ti ha guardata dritta negli occhi, ha mandato giù il bianco ghiacciato che aveva nel bicchiere tutto d’un fiato, e poi ha sentenziato: “Il figlio è tuo, te lo smazzi tu“. E così è stato.

C’è quella che metti la canottiera ché non ci sono più le mezze stagioni. Lei non si cura di nulla, è una nonna appagata, una mamma mediamente felice, si divide fra la sua vita e quella del nipote. È una donna tutto sommato serena, fatta eccezione per l’Argomento, la Questione, l’unica sulla quale valga la pena esprimersi: la canottiera. Ben infilata dentro ai pantaloni. E non basta che la metta il nipote no, la canottiera devi metterla pure tu. Sennò ti ammali.

C’è quella che ansima. E poi rinfaccia. Eh sì, lei ti dà una gran mano, bisogna ammetterlo. Anzi, se tu non ti fai sentire per qualche giorno è lei che ti chiama, o ti piomba in casa. Ti chiede se ti serve qualcosa, si rende disponibile, ti aiuta. Pure parecchio. I tuoi figli, peraltro, l’adorano e lei non riesce a stare lontana da loro per più di 48 ore. Infatti insieme passano tanto tempo. E a te fa comodo. E lei è felice. Almeno fin quando non vai a riprendere i tuoi figli e la trovi stesa sul divano con l’emicrania, l’artrite, la sinusite, il torcicollo, il mal di gola, la sciatica infiammata e la cervicale. Malanni che non dimenticherà di sottolineare, sono chiaramente dovuti alle ore passate insieme ai nipoti. Mentre tu te la stavi spassando (al lavoro).

Beh, poi ci sono le suocere!

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2 Commenti

  • Rispondi Barbarella 21 Ottobre 2016 alle 11:09

    eh si, sono per il corso io: avrei volentieri seguito un corso per affrontare non solo il parto e la maternità ma soprattutto la presenza ingombrante di mamma, la mia mamma.
    O forse servirebbe a loro il corso: come accettare con serenità che la propria figlia è un individuo pensante e che ne ha partorito un altro.
    Mia madre naturalmente fa parte della categoria “come fai sbagli” ma anche “meravigliosa nonna” ma ha piccole dosi di “rinfaccio” e “perfezione anti vecchiaia”.
    non me lo merito, penso. Con ironia

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 24 Ottobre 2016 alle 11:01

      Eheh, via, le hai raccolte un po’ tutte. Però su, che alla fine senza le (nostre) mamme non sapremmo come fare 🙂

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