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Insegnare il #cipensoio ai più piccoli grazie ad una torre? Si può

Tempo fa leggevo che il multitasking non va più di moda. Vi lascio immaginare la reazione di chi (come me) sulla sua capacità di organizzazione plurima di faccende e pensieri ci ha costruito tre quarti del suo vanto e un quarto del suo lavoro. Sì, sono una di quelle lascia stare, ci penso io salvo poi, un attimo dopo, iniziare a lamentarmi perché devo sempre pensare a tutto io.

L’articolo sul multitasking démodé però mi ha fatto riflettere sul fatto che se, per l’addivanato Coinquilino c’è ormai poco da fare, si può ancora lavorare su quello piccolo di casa che, non si sa mai ne uscisse fuori il primo esemplare maschio in grado di far tornare di moda il tanto bisfrattato multitasking. Insegnare il problem solving, (detto anche impara a risolverti i problemi da solo), stimolare l’intelligenza dei più piccoli, attivare le loro capacità di trovare soluzioni, perché no, anche creative. Si può fare, mi sono detta.

D’altra parte se il multitasking è passato di moda e il chi fa da sé fa per tre è un sempreverde modo di dire un motivo ci sarà.

Se mi seguite su Instagram (mi seguite, vero?) negli scorsi giorni avrete visto una foto di Pit “arrampicato” all’interno di torre di legno. In tante mi hanno chiesto che cosa fosse quell’arnese. Ebbene, quell’arnese è una Learning Tower o torre di apprendimento, in pratica uno sgabello strutturato in modo che il bimbo, messo in sicurezza, possa salire al livello dei piani di lavoro di noi adulti. In questo modo può “aiutarci” nelle faccende di estrema urgenza come lavare i pomodori o leccare il piatto dell’impasto della torta. Portandoli al nostro livello è più semplice anche coinvolgerli nelle nostre attività. Nel web trovate tantissimi tutorial per costruire una learning tower in modo facile ed economico.

Intanto fatevi un giretto su Pinterest per “rubare” qualche idea su come personalizzare la vostra tower. E smettetela con il lascia stare: piuttosto iniziate a far dire vostri bambini ci penso io!

 

#cipensoio è anche un bel progetto lanciato da Bama nelle scuole primarie incoraggiare i bambini a risolvere con creatività e senso pratico i piccoli e grandi problemi della vita di tutti i giorni. Dal sito potete scaricare il kit “ci penso io” con tante attività da fare sia a scuola che in famiglia. L’invito è quello ad imparare ad affrontare insieme i piccoli problemi quotidiani, come opportunità di crescita per grandi e piccini.

 

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17 Commenti

  • Rispondi mumblemum 17 Dicembre 2014 alle 11:06

    Hai visto che sei una fantastica-bravissima-pessima-madre???

  • Rispondi rossana 17 Dicembre 2014 alle 20:46

    Io pure applico questa idea da parecchio e i risultati ci sono i bambini sono coinvolti e ti eviti pure capricci campali e poi alla fine sempre multitasking è : fai una cosa ma con loro così lì guardi poi ci parli per capire come è andata a scuola et voila’ più cose in un solo momento. Però io spero sempre che Babbo mi faccia cadere un maggiordomo che almeno mi dia il cambio con le pulizie..

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 18 Dicembre 2014 alle 16:24

      Beh, guarda, se ti arriva un maggiordomo a Natale poi dimmelo che contatto direttamente il tuo di Babbo Natale

  • Rispondi moglie part-time 18 Dicembre 2014 alle 20:39

    Mi sa che ho letto lo stesso articolo sul multitasking…per due giorni mi sono impegnata a fare una cosa per volta, ma poi ho desistito…

  • Rispondi Silvia29estop 19 Dicembre 2014 alle 11:24

    Che bella idea; bellissima questa torre!
    Anche mio figlio è sempre desideroso di aiutare, soprattutto mentre faccio le pulizie. Ed io, per aiutarlo a sviluppare le sue capacità, gli lascio passare l’aspirapolvere e lo straccetto cattura-polvere sui mobili ooooogni volta che vuole! 😀 Ogni tanto lo straccetto finisce per terra e l’aspirapolvere sui mobili ma ci stiamo lavorando! Se anche il fratello avrà la stessa passione, le mie future nuore dovranno ringraziarmi!!

    http://www.29anniestop.it

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 19 Dicembre 2014 alle 11:28

      Beh davvero. Ora non ti resta che insegnargli a lavare i piatti e sei apposto 😉

  • Rispondi elena 22 Aprile 2015 alle 17:31

    Ciao Lucrezia, io non ho figli ma sono io figlia di una trainer montessoriana. Benvenuta nel metodo Montessori! 🙂

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 22 Aprile 2015 alle 17:47

      Ciao Elena, io, ti dico la verità, non ne so molte sul metodo montessoriano. La questione del problem solving mi sembrava alla base un fatto di buon senso al di là di etichette educative. Se ne parla molto e ne sono incuriosita ma dovrei documentarmi davvero molto 🙂

  • Rispondi elena 22 Aprile 2015 alle 18:07

    Esatto! Ho sempre pensato anche io che alla fine fosse tutta una questione di buon senso! Mi ha colpito il tuo “iniziate a far dire vostri bambini ci penso io” poiché uno dei “tormentoni” della Montessori è proprio “Aiutami a fare da solo”. Il metodo montessori nasce da un principio di osservazione del bambino, cosa che mi pare tu faccia tantissimo. Ed è davvero affascinante come tu spesso giunga a conclusioni o adotti dei comportamenti (da ciò che racconti) molto in linea con quello che la Montessori dice. Dunque lei (da lassù) e mia mamma (da quaggiù) ti direbbero “brava” :)) A me vien da consigliarti, se ti capita, di cercare informazioni sul cosiddetto “materiale sensoriale”. Credo che tu ed il tuo bimbo vi potreste molto divertire! Poi se vuoi con calma ti racconto di più, ora devo rimettermi a lavorare di corsa 🙂

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 23 Aprile 2015 alle 15:57

      Io non lo so se mi direbbero brava, anzi ho i miei dubbi perché pur tentando di far bene troppo spesso lo lascio fare per pigrizia, o perché presa dalle mie cose. Come ti dicevo non conosco bene il metodo, pur trovandomi d’accordo con molte cose quando me ne parlano. Il problema è che, oggi, mi sembra andare un po’ troppo di “moda” e questa cosa mi fa partire un po’ prevenuta!

  • Rispondi elena 23 Aprile 2015 alle 18:06

    Non esser prevenuta! Son cent’anni (non per dire, proprio 106) che il metodo è stato adottato proprio in una scuola a Perugia. Ma non “vendo” Montessori, giuro! 😀
    Ti racconto una risposta di mia mamma che mi ha spiazzato…
    Lei è stata, come ti dicevo, in pratica “insegnante delle future insegnanti” ed ha avuto una sua scuola per bambini in lingua inglese in cui stava lei in classe a contatto con i bimbi. Qualche anno fa le chiesi del suo grande amore per l’insegnamento, per i bimbi, per il metodo ecc. ecc. Lei, serafica: “Ma quale grande amore, ecchilaconosceva la Montessori. Io ero incinta di te e non avevo la più pallida idea di dove cominciare a fare la mamma, non parlavo del tutto bene l’italiano e c’era questo corso internazionale che stava per iniziare. Io volevo solo qualche consiglio su come gestirti!”

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 23 Aprile 2015 alle 18:33

      eheheh… quindi mi vuoi dire che c’è speranza per tutti?

  • Rispondi elena 24 Aprile 2015 alle 15:40

    😀 grande

  • Rispondi elp 20 Maggio 2016 alle 16:06

    Dove hai acquistato la torre?

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 20 Maggio 2016 alle 16:15

      L’abbiamo fatta partendo dallo sgabello dell’Ikea

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