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Il question-time domestico

Niente come le domande dei bambini mette al riparo dal rilassamento i nostri neuroni dell’età adulta.
Avere a che fare con un figlio piccolo significa vivere con tutti i lobi del cervello perennemente attaccati perché se c’è una cosa dalla quale non si scappa, oltre alle tasse, quella è la temibile e sempre inopportuna domanda del bambino.
Mamma, peccché l’acqua è bagnata?
Mamma, peccché i cani abbagliano?
Mamma, peccché la mela è dosssce?
Mamma, peccché la bimba della zia è dentlo la pansa?
Mamma, peccché duetto la banana è gialla?
Mamma, peccché piove?
Mamma, peccché alliva la notte?
Ieri, per dire, mi ha chiesto se il nonno, dopo aver tolto un dente che gli faceva male, non togliesse pure il naso a quetto punto.
E ancora perché le persone sono cattive, perché gli aerei volano, perché io non volo, perché fa freddo, perché fa caldo, perché le fragole sono rosse e perché l’insalata è verde.
Ah sì, c’è pure: “Peccché a me l’insalata non mi piace, mamma?”
Perché, figlio mio, l’insalata è roba da modelle e è praticamente ovvio che tu, nel dna, non abbia niente di simile” gli ho risposto una volta.
Mi viene da pensare che è nel momento del parto che sviluppi caratteristiche come la velocità di reazione, la fantasia e capacità di problem solving indispensabili nel futuro di qualsiasi neomamma. Un allenamento costante, una palestra per il cervello che “Ruzzle” scansate proprio (a proposito, ve lo ricordate Ruzzle, compagno di tante sessioni di bagno intensive?) e ringrazio che da ieri, quando Pit mi chiederà qualcosa di più sulle unioni civili, potrò rispondere in maniera leggermente sollevata.
A volte il suo chiedere mi ricorda l’incalzare delle domande di cultura generale che, un vecchio direttore di un giornale per il quale lavoravo, mi rivolgeva per mettermi in difficoltà. In quel caso c’era Wikipedia che arginava i danni.
Adesso c’è la fantasia, quando va bene. Il tagliare corto con un: “Te lo spiega stasera il babbo“, molto più spesso.
Ma di solito, quello che mi mette davvero, davvero, davvero in difficoltà è la domanda più difficile di tutte, quella ricorrente che non ha mai una risposta, ma che lui, testardo, ripete di continuo.
Peccché tu mamma, devi sempre lavolale?“.

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4 Commenti

  • Rispondi Nia 13 Maggio 2016 alle 7:28

    Io rispondo in modo molto pratico a quella domanda.
    Con altre domande assurde invece sono molto più in difficoltà.

  • Rispondi Lucia 13 Maggio 2016 alle 12:59

    “Mamma posso uscire stasera?”
    “No…”
    “Ma percheeee’!!!!”
    Non finiscono mai di scassare!!!
    Dice che il far domande da parte dei bambini è sinonimo di curiosità e lo stimolo che i genitori rispondendo,induce lo sviluppo di intelligenza nel bimbo….abbiate pazienza….prima o poi passa!

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 16 Maggio 2016 alle 12:32

      Io ho scoperto di avere una quantità di pazienza che ignoravo completamente avere!

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