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I figli crescono: ovvero cose (belle) che una mamma deve sapere

Nella vita di ogni genitore c’è una verità indiscutibile: i figli crescono e di solito, di questa crescita, ce ne se accorge così, all’improvviso.Di solito succede quando vediamo nostro figli vicino ad un mobile, un tavolo ad esempio, che ora supera abbondantemente di una spanna mentre ieri (cioè a me sembrava ieri, ma in effetti non so più se era ieri o ieri l’latro)  non arrivava nemmeno al piano.

Oppure ce ne accorgiamo perché nostro figlio ci rivolge una domanda o fa una considerazione, sulla vita e sul mondo, del tutto sensata. Ci risponde, ad esempio, quando ci lamentiamo di essere stanche con tutto il candore del mondo di dormire. Così, semplicemente. Che è in realtà suo modo di dirmi: “Oh mà, penso, sento, sono presente a me stesso. E a te“.

Che poi è un po’ quello che ti fa realizzare che la fase intensiva dell’accudimento è finita e che è iniziata quella dell’interazione, dello scambio, del relazionarsi sul serio. Sì, ora si fa sul serio.

Un bel giorno ci accorgiamo che i nostri figli sono cresciuti senza che ce ne accorgessimo, così, a nostra insaputa e è una cosa sempre un po’ strana perché fai il conto degli anni e sai che quel lasso di tempo è passato ma tu non ti ricordi di preciso quando è successo.

Un po’ come quando ti dicono che sono passati venti anni dal primo Harry Potter, dalla “Regola dell’amico”, dalle Spice Girls che cantano “Say You’ll Be There”, dalla morte di Lady D. e tu ti chiedi: “Ma vent’anni in che senso? Cioè davvero chi è nato nel 1997 ora ha vent’anni e via discorrendo”.

Ecco, un figlio cresce e sostanzialmente significa questo: inchiodarci con i suoi centimetri in più e le sue risposte più che pertinenti agli anni che passano inesorabili. Alla crescita loro ma pure nostra perché se i figli crescono chi l’ha deciso che le mamme debbano invecchiare?

Non possono semplicemente crescere pure loro?

Io in questi anni sono cresciuta un sacco, non quanto avrei dovuto, ma un sacco eppure non sono vecchia. Né matura.

Ieri c’è stata la festa di fine anno dell’asilo dove va Pit e ho osservato a distanza la scena di una maestra che si è trovata davanti il fratello maggiore di qualche suo alunno (sono alunni anche i bambini della materna?) che era due o tre volte Pit: cioè grande. Ho guardato questa scena, di questa maestra dell’asilo, più grande di me ma non molto, che aveva davanti agli occhi il conto degli anni passati, non mesi, anni e pure parecchi. Eppure lei era giovane. E felice di ritrovare il suo vecchio alunno (sempre se alunni si possano chiamare). E mi ha fatto riflettere su quella che è una banalità ma d’altra parte i blog ne sono pieni e riflettere scrivendo su banalità a me aiuta tanto.

Ho riflettuto sul fatto che i figli ti danno una consapevolezza maggiore del tempo che passa semplicemente per il fatto che osserviamo da spettatori i loro cambiamenti, le loro evoluzioni che abbiamo impresse una dopo l’altra come su pellicola. Li osservi tutti i giorni, un giorno dopo l’altro senza nessuna percezione della loro evoluzione e poi, improvvisamente, sbam, hai percezione dei loro centimetri in più tutti insieme, in un colpo solo.

E allora corri allo specchio per vedere se ad ogni centimetro loro è corrisposta una ruga tua ma no, non è così anzi a ben guardare ti vedi anche un po’ più giovane perché più libera, più te stessa.

Più quella di prima.

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2 Commenti

  • Rispondi Perdutapersempre 29 giugno 2017 alle 18:35

    Vedrai poi quando sarà l’ultimo anno di scuola materna. Io davvero non mi rendo ancora conto che domani è l’ultimo giorno e a settembre sarà in prima elementare. Incredibile! Ma quando è successo??? Comunque il rapporto a questa età è davvero meraviglioso, ogni esperienza è più significativa anche per lui. Crescere con loro è davvero emozionante. M.

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 4 luglio 2017 alle 10:30

      Mi sconvolge ogni volta (ri)trovarmi a chiedere quand’è che è successo…

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