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Essere felici si può, ma ci vuole coraggio

Questa serie di (dieci) post è iniziata con una mia riflessione sul perché le vite degli altri ci sembrano sempre più facili delle nostre.

Una riflessione che mi porta a pensare sì che le vite degli altri ci sembrano sempre più facili perché raramente siamo in grado di empatizzare davvero, ma anche per un altro motivo.

Le vite degli altri ci sembrano più felici perché spesso incarnano ai nostri occhi degli stereotipi di felicità.

Che significa? Che rappresentano la nostra idea di felicità, quella con la quale siamo cresciuti senza domandarci davvero se fa per noi. Quando sono diventata mamma ho litigato a lungo con l’idea che io avevo della maternità e dell’essere madre: non riuscivo ad accettare che quell’idea, il pensiero che negli anni avevo covato su come si dovrebbe fare la mamma e cosa assolutamente una donna deve fare per diventare madre, fosse così distante al tipo di madre che ero. Che sono. Pian piano è andata meglio. Pian piano ho capito che non c’è un solo modo di essere madri e nemmeno uno più giusto di un altro e ho accettato, non senza sofferenza, il fatto che io non sarò mai quel tipo di mamma lì.

Lo stesso discorso vale per la felicità.

Cresci sapendo in maniera chiara che cosa ti farà felice e ti impegni per ottenerlo quel qualcosa. A volte va bene. Va bene quando l’idea che avevamo coincide con la realtà e quella realtà voluta, perseguita con impegno, ci rende davvero felici. A volta va un po’ meno bene, a volte capiamo che quell’idea lì, quella con la quale siamo cresciuti non è nella realtà la nostra fonte di benessere. Quando lo si capisce si soffre, senza via di fuga si soffre.

Si soffre perché capiamo che è tutto da rifare, da smontare e rimontare perché per anni abbiamo inseguito qualcosa che non fa per noi.

Per questo sono convinta che essere felici si può a patto però di chiedersi che cosa davvero ci rende felici, di chiederselo con il rischio di ricevere in cambio una risposta che ci piacerà poco e, a quel punto, di trovare il coraggio per raggiungerla quel qualcosa. È questa la decima tra le “Dieci Cose Che Avevo Dimenticato“.

 

 

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1 Commento

  • Rispondi caterina 30 Ottobre 2018 alle 11:36

    …”Essere felici si può a patto però di chiedersi che cosa davvero ci rende felici”……e se arrivi a 35 anni e 2 figlie e ancora non lo sai..?
    Cara Lucrezia, mi viene da darti del ‘cara’ perchè da giovane madre (manco più tanto poi) mi viene da considerarti complice, come ogni buona – sempre giovane – madre dovrebbe sempre essere con una sua simile :).
    Insomma, cara Lucrezia, io sono una storica dell’arte, MA negli anni dopo laurea e specializzazioni varie in tempi quasi record non ho trovato il giusto spazio/tempo per me in campo lavorativo, vuoi per la città (sono perugina), vuoi per la mancanza di offerta lavorativa nel piccolo centro (e mancanza di coraggio a cercare altrove..), mi sono ritrovata dopo due anni a lavorare a tempo indeterminato in una realtà aziendale comodissima per certi versi, scomoda emotivamente e culturalmente per molti altri…e contemporaneamente incinta! Innamorata di quello che è diventato mio marito, innamorata della mia vita finalmente indipendente e non più vissuta insieme a mamma e papà, ma con quella che sarebbe diventata di lì a poco la mia famiglia ero felice comunque. La mia prima bambina è arrivata con tanta gioia e serenità. Ma la mia vita è rimasta legata strettamente a quella piccola vita, piccola città, piccola casa, piccola (e spesso triste) azienda, piccola felicità….felicità frenata. Ma sempre felicità. Tanto da voler raddoppiare quella felicità, fino ad avere un’altra piccola vita da far crescere nella mia pancia e nel mio cuore – senza momenti di sconforto e dolore per raggiungerla. Questa seconda piccola felicità ha anche sofferto parecchio nei primi mesi di vita, e io con lei, molto più di lei…solo ora si comincia a respirare un po’. A respirare….quindi a pensare nuovamente a me…..e alla MIA felicità, gratificazione, soddisfazione…. Che spessissimo non trovo, la cerco a volte disperatamente, ma non la trovo. E allora provo a dirmi ogni volta: ‘Accontentati su, hai una bella famiglia, figlie e marito con occhi grandi e chiari che sempre aiuteranno nella vita, state bene; la casa in cui vivi la dividi sì con i genitori, ma alla fine a parte momenti di discussione negli spazi comuni si sta bene, sei in campagna, hai i cani, hai il verde; hai un lavoro a tempo indeterminato, che di questi tempi sembra a tutti un miraggio….’
    Ecco, io ancora non so se sono davvero felice, o meglio, mi sembra di essere sempre incompleta….sarà il mio personalissimo baby-blues che sta durando parecchio visto il congedo straordinario che ho dovuto prendere per stare con la piccolina (non era stato così per la prima maternità), sarà che mi ritrovo ancora a passare settimane sempre uguali, pieni di lavatrici da fare, cose da cucinare e surgelare, cose da pulire, acquisti più o meno compulsivi su amazon e non veder l’ora di vedere quel programma di cucina che mi fa ridere e che aspetto per rilassarmi un po’ sul divano da sola (che roba tristissima lo so, lo ammetto)… e mi viene da sbattere la testa in qualche spigolo che in casa ne ho tanti! E dare pure il peggio di me quando quella meno piccola fa i capricci.
    Ecco ancora, un ottimo ed esilarante quadretto del mio status attuale… sono in cerca di chiarezza, voglio cose limpide e trasparenti….ma non le trovo (se non in quel drink che agogno di bere con la mia amica).
    Non la cerco in te, anzi scusa lo sfogo e il luogo forse non appropriato! Ma mi è venuto questo fiume di parole qui, dopo averti letto in un’oretta di pausa personale.

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