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Due settimane dopo… l’uscita del mio libro

«Mamma ma perché hai scritto un libro?»

«Perché era una cosa che avevo sempre sognato di fare».

«Ma vuoi diventare famosa?»

«Ma no amore macché famosa, ricca semmai, ma non divento ricca scrivendo un libro»

«E allora perché lo hai scritto?»

«Perché volevo raccontare una storia»

«Come fai con me?»

«Sì, più o meno, solo che questa è una storia che ho inventato io e per i grandi»

«E adesso ne scrivi un altro?»

«Non lo so, intanto bisognerebbe che in tante persone lo comprassero».

«Mamma ho un’idea: se non lo comprano tu glielo regali così la tua storia la puoi raccontare a tutti».

Nel calderone delle tante cose successe in queste due ultime settimane, le conversazioni con mio figlio sono state (come al solito) a dir poco illuminanti.

Infatti mi ha detto cose del tipo che il mio libro è noioso perché senza figure e io, naturalmente, prendo atto delle critiche purché siano costruttive. E me ne ricorderò quando mi chiederà soldi per uscire con gli amici.

Ho la sensazione che dall’uscita del mio romanzo siano passati almeno 10 mesi e invece no, sono trascorsi poco più di 15 giorni e io sono stanca, confusa, grata, (un po’) felice e ancora grata. E piena di voglia di fare e di dire. Di incontrarvi per raccontare com’è nata la storia di Marta e Giò, di svelarvi qualche segreto che (solo io so) i personaggi nascondono, confrontarmi sulla scrittura e sulla trama e su tutti i pensieri che avete riritrovato tra una riga e l’altra.

Ne ho voglia e non mi sembra di fare altro: ho vissuto per mesi senza parlarne con nessuno, o quasi, e adesso ne parlo (e ne scrivo) di continuo anche se il timore di annoiarvi è grande.

Questo blog prima di diventare un luogo di incontro per mamme un po’ scazzate e parecchio confuse, era un posto dove io mi sfogavo e, scrivendo, mi liberavo di piccoli nodi: è stata casa mia, di Lucrezia, prima di diventare quella in cui Lucrezia diventata ormai mamma vi invitava a bervi una vodka e a scacciare le preoccupazioni. Poi è passato tempo: Pit è cresciuto, io pure anche se mai troppo e parlare solo di maternità mi sta sempre più stretto e per questo motivo vorrei iniziare a scrivere anche di altro: di me, delle scelte, dell’amore, delle paranoie e delle compulsioni. Insomma della vita.

In questo motivo la mia vita parla più di Marta e Gio (e di Marco, Fabio, Anna e nonna Caterina) che di me e Pit.

Per questo  non riesco a scrivere di altro però posso dirvi che tra quelle pagine ci sono tutti i temi che più mi stanno a cuore in questo momento della mia vita… e no, non sto parlando della prova costume e nemmeno di CR7 alla Juve. Parlo di  quella spasmodica, indispensabile, dolorosa quanto necessaria, ricerca della felicita di cui ogni riga del romanzo è intrisa. Ma se vi sto annoiando voi ditemelo, ok?

(e se ancora non lo avete fatto, dopo esser passati di corsa dietro alla lavagna, comprate e soprattutto leggete “Dieci cose che avevo dimenticato” che non cura la cellulite ma rende felici, almeno lo spero, e fa venire voglia di bere vino. lo trovate in libreria o qua -> https://amzn.to/2MtD3SB)

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2 Commenti

  • Rispondi Mariangela 14 luglio 2018 alle 14:53

    Ciao Lucrezia, ho finito ieri sera il tuo libro e posso solo dire che sei stata bravissima! Hai scritto di tante cose e, in tantissime, mi sono rispecchiata anch’io: l’eterno confronto con mia sorella, scelte diverse di vita, i cambiamenti che scombussolano ma alla fine, le cose che tengono incollati alla realtà sono il senso di appartenenza ad una famiglia e l’amore! Leggere le tue pagine mi ha fatta stare bene, descrivi con un linguaggio che arriva al cuore i protagonisti e nonna Caterina è un mito! La felicità è sempre lì, che ci aspetta anche se noi facciamo di tutto per non accorgercene! Grazie per il bellissimo libro!

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 14 luglio 2018 alle 19:25

      Grazie di cuore per avermi letto… e scritto. Ti abbraccio e fa conto che ad abbracciarti siano Marta, Giò e nonna Caterina tutte e tre insieme

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