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Dialogo tra due madri

“Io la mattina mi sveglio prima di tutti, faccio fatica, ma ho poco tempo e quello che ho a disposizione mi occorre tutto. Mi vesto come un automa, mi preparo cercando di rendermi presentabile e mentre lavo i denti penso alle scadenze che mi aspettano in ufficio, faccio di tutto per assumere un’aria rassicurante e riposata. In fretta, però.
Non riesco ad accompagnare mio figlio all’asilo, lo fa suo padre al posto mio. Io mi occupo di svegliarlo e vestirlo, non troppo presto perché dorme così beato, ma nemmeno troppo tardi perché in ufficio devo esserci entro una certa ora. Spero sempre si svegli con il sorriso e non di malavoglia. Mi auguro che mi coccoli un po’ mentre lo vesto e gli parlo e che non mi scacci come fa di solito. O peggio ancora, che non mi chieda di restare con lui. Gli preparo la colazione, ma raramente riesco a sedermi, il caffè lo bevo in piedi mentre cerco di mettere insieme tutti i pezzi. E il contenuto della borsa. Poi arriva il momento del cappotto, che è il momento peggiore perché iniziano i capricci, i pianti, la sua volontà piccola e ferma di far sentire la sua voce, di dire che no, non è d’accordo con quella routine. Esco e finalmente respiro, ma so che non esco da sola: con me, per tutto il giorno, ci sarà quel pensiero lì, quello sottile, costante, sempre presente. L’idea che sono una pessima madre”.

“Quando apro gli occhi al mattino non so mai che ore sono. Ma spesso è già tardi per concedermi un’ora buona di lavoro al computer, prima che si sveglino i miei figli. Mi tiro su di malavoglia, anchilosata e confusa, sulle spalle la stanchezza sconfinata di tre anni passati con i figli nel letto, allattandoli praticamente senza interruzioni. Una fatica che ho voluto e che sceglierei ancora, ma che non per questo non sento gravare inesorabile sulle ossa e sugli occhi. Ogni giorno, tutti i santi giorni. Mi preparo in fretta, indosso vestiti anonimi e datati. Raccolgo i capelli, non mi trucco, resto in pantofole. Tanto non devo andare da nessuna parte. A questo punto io e il padre dei miei figli mettiamo in scena un meccanismo oliatissimo, un bambino per uno: colazione, lava, vesti, spazzolino, scarpe, grembiule. Negozia, insisti, distilla pazienza una goccia alla volta. Pregando che nessun imprevisto faccia sommare al ritardo altro ritardo, scombini i piani, scateni la tensione. Poi mio figlio mi saluta ed esce con suo padre per andare all’asilo, mentre io resto in casa con sua sorella”.

“Me ne resterei volentieri in ufficio: cazzeggio sui social, shopping online, ricerca, letture random e pure dei quotidiani sì, insomma, quelle cose lì. Me ne resterei volentieri ma salgo in macchina, attraverso il traffico, arrivo a casa che mio figlio è appena tornato dall’asilo stanco e nervoso. Il tempo di due a te non ti voglio mamma, di un piatto di pasta che tra l’altro dovrei evitare, cambio pannolini, qualche bacio rubato e non corrisposto, un mamma vieni a dommmile con me che già sono seduta in macchina. Di nuovo”

“Mi piace stare insieme a mia figlia, sono felice di vederla crescere come ho fatto con suo fratello negli anni passati. So che non avrò rimpianti e che gli errori che sto facendo saranno soltanto miei. Incastono nella memoria ricordi preziosi come gemme, respiro tenerezza, coltivo e raccolgo amore. Ma, mentre leggiamo e innalziamo torri colorate, una parte del mio cervello incasella scadenze, abbozza articoli, immagina progetti. Calcola compensi, constatandoli sempre troppo magri. Cerca di partorire idee che probabilmente scivoleranno poco dopo nell’oblio, sovrastate dalla voce di mia figlia o dal suono di un giocattolo. Spesso ordina alla mano di afferrare il telefono e scrivere, controllare messaggi, sbrigare lavoro arretrato. Non vorrei essere in un posto diverso da quello che occupo, eppure un sottile senso di colpa non mi abbandona mai. Non produco abbastanza, mi dice la voce fredda della mia coscienza. Non guadagno quanto potrei. Non faccio quello che dovrei. Se il tempo è bello di solito usciamo. La spesa, qualche commissione, una semplice passeggiata. Intorno a me solo pensionati e nullafacenti. Le nonne spingono passeggini pieni di bimbi troppo grandi e troppo vestiti. Io sento forte, granitico, il privilegio di stare con mia figlia, eppure il rimorso si affaccia di nuovo. Sono in giro tra i vecchi e gli sfaccendati, invece che a fare il mio dovere di laureata trentacinquenne. Torno a casa e pranzo in silenzio, insieme a mia figlia”.

“I messaggi mi avvertono che i nonni hanno portato mio figlio al parco, che gli hanno preparato per la prima volta la merenda a base di pane e olio, che hanno notato che sta poco bene, che gli hanno letto una nuova favola. Che l’hanno sentito dire una nuova parola, formulare un nuovo pensiero. Che l’hanno visto correre per la prima volta. Che l’hanno abbracciato, misurato la febbre, curato, addormentato, coccolato al posto mio. Mentre io mi curo di me e del mio lavoro. Lo faccio anche per lui, mi ripeto, ma a giorni proprio non riesco a convincermene. Il tempo passa e lui cresce. Io, invece, resto immobile. Ho scelto di non rinunciare, di provare a realizzare le mie ambizioni e le mie passioni. Ho deciso che una donna che diventa madre non deve mettere in angolo la sua vita di prima. Mi piace. Lo detesto. Mi piace, anzi no. Invece sì”…

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10 Commenti

  • Rispondi Ilaria 1 Febbraio 2016 alle 13:18

    Quante voci dentro queste righe. Quanti riflessi.. Quelli di tutte noi. O perlomeno, il mio di sicuro. Grazie.

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 1 Febbraio 2016 alle 17:20

      Grazie a te, per il confronto. E per averci letto 🙂

  • Rispondi Mammachestorie 1 Febbraio 2016 alle 14:09

    Che bello questo post: nell’intreccio di due voci si trovano i dubbi, le paure e le preoccupazioni di tante mamme. I miei, almeno, ci sono di sicuro.

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 1 Febbraio 2016 alle 17:20

      Magari, parlandone insieme, si fa meno fatica… io, almeno, lo spero.

  • Rispondi Mamma Avvocato 1 Febbraio 2016 alle 15:55

    Appunto. Mi piace, lo detesto, lo scelto, forse no, mi piace , lo detesto, lo scelto, forse no, forse ho fatto bene, forse no, mi piace sì e no.
    Brava.

  • Rispondi alessandra 2 Febbraio 2016 alle 9:25

    che dire, non ci sono scelte giuste o sbagliate, a volte si è costretti a propendere più da una parte o dall’altra, l’ideale mitologico forse sarebbe un meraviglioso part time, per me l’idilio è durato 5 mesi, poi mi hanno licenziato in tronco perché dovevo assolutamente fare fulltime…però come ho scritto anche a Silvana, per me lavorare è fondamentale per essere una brava mamma, e nonostante le lauree, glia stage all’estero e un buon curriculum, mi sono messa a fare telemarketing, con una flessibilità di orari pazzesca e una paga ridicola. Ma sono felice. Verranno tempi migliori, ne sono certa, l’importante è non perdere la speranza!

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 2 Febbraio 2016 alle 21:33

      Conciliare, appunto, è la parola d’ordine. Credo che la felicità, o l’equilibrio, stia proprio nel rinunciare ad un pezzettino qua e ad un altro là, per restare nel mezzo. Io ho fatto una scelta, per ora è così perché, lo so, è la cosa giusta per me, ma so che non resisterò per sempre…

  • Rispondi Beat 3 Febbraio 2016 alle 21:44

    Cosa aggiungere,rispetto a quanto hanno già detto le mie colleghe qui sopra? Mi ritrovo perfettamente nella mamma 35enne, praticamente gli stessi pensieri. Sono stata per i primi due anni mamma full time, poi un lavoro da casa che doveva essere una soluzione e invece si è rivelato un inferno perché semplicemente non staccavo mai nè da un ruolo nè dall’altro e ora sono anche io alla ricerca della mia via di mezzo, che mi permetta di tornare ad essere almeno un pochino la lavoratrice che ero prima (la simpatica, amabile precaria che chi mi circonda ha imparato a conoscere) ma che soprattutto mi dia modo di gestire i tempi della mia famiglia come penso sia meglio per me e per noi. Sono fiera delle scelte che ho fatto, anche se a volte pesano, a volte mi guardo indietro e mi chiedo se ho sbagliato tutto, a volte boh. Grazie per questo post, davvero…

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