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Di quella volta che mio figlio si è convinto che i supereroi non piangono

Mio figlio ha quattro anni ed è convinto di essere un supereroe. E quando dico convinto, intendo convinto.

Convinto nel senso che se gli chiedi come si chiama lui ti risponde con il nome di un noto supereroe, se gli domandi dove abita lui ti risponde a New York (come il suddetto supereroe) e se gli dici di scendere dal divano lui ti dice che non può, perché è in cima al grattacielo a controllare che non ci siano cattivi nei paraggi.

Cioè, lui ha proprio questo imperativo categorico che gli viene da dentro: proteggere i buoni dai cattivi. O almeno è quello che pensa lui. Quello che penso io invece è che il suo più grande super potere sia quello di rompere le scatole a me, ma magari mi sbaglio eh.

Comunque dicevo, lui vive la sua vita così. Da novello e moderno supereroe dei giorni nostri. Combatte i mostri. Difende la sua famiglia dai mutanti (o qualcosa di simile). Gira facendo vedere a tutti i suoi muscoli.

E quando si fa male lui non piange.

Ad un certo punto, in totale autonomia, ha deciso che supereroe fosse sinonimo di coraggioso e che coraggioso volesse dire non versare nemmeno una lacrima. La sua principale preoccupazione quindi, quando cade o dopo una sonora sgridata, è semplicemente quella di trattenere le lacrime.

Qualche giorno fa l’ho portato a fare il vaccino (perché io vaccino sì, e dovreste farlo pure voi senza se e senza ma) e lui è stato sorpreso da questa dolorosa “piccatina” sul braccio che, nonostante i suoi sforzi, gli ha fatto uscire giusto due lacrime. Due lacrime che per lui sono valse un dolore più grande di quello della siringa.

Amore sei stato coraggioso” gli ho detto dopo un po’. E lui sapete cosa mi ha risposto? Mi ha risposto di no, che non lo era stato affatto perché: “Mamma ma se ho pianto tutte le lacrime…” E allora via di spiegone per l’ennesima volta sul fatto che chi è davvero coraggioso non ha paura di piangere, che i bambini possono piangere ma che non c’è niente di male nemmeno se lo fanno i grandi, che se piangi è perché hai male al cuoricino e allora devi piangere per farlo passare questo male e che anche le mamme piangono.

Mamma tu piangi solo perché sei una maschietta*” ha replicato lui.

Quello che non ho avuto il coraggio di replicare io è che no, io a piangere davanti agli altri, a mostrarmi fragile e in difficoltà, devo ancora imparare. E non sono nemmeno così convinta di essere un supereroe.

 

*Per Pit c’è il maschio e la maschietta. Ho provato a spiegargli anche questo, ma poi mi è venuto un gran sonno ed ho smesso.

 

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