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Del perché se avessi un’azienda io mi assumerei

Stamattina, alle 5.30, ero seduta sul letto a fare l’aerosol a Pit. Due ore più tardi sbocconcellavo una fetta biscottata mentre tentavo di nascondere, sotto un paio di centimetri di fondotinta, i segni del cuscino che avevo attaccati al viso. Alle 9.30 ero in riunione, ho spiegato alla stagista appena arrivata come funziona da noi, ho fissato un paio di interviste, editato un articolo e fatto ordine nell’agenda settimanale.

Ho fatto anche un mucchio di altre cose come telefonare al pediatra, passare in farmacia, organizzare una (altra) presentazione del libro, rassicurato mia madre sul fatto che suo nipote non fosse moribondo. Altre non sono riuscita a farle ma in sostanza sono quelle che, anche se farò domani, nessuno nel frattempo si sarà fatto del male.

Insomma, una giornata mediamente impegnativa di una mamma mediamente impegnata. Se ci avessi messo un pelino di impegno in più, infatti, sarei riuscita anche a finire prima di scrivere questo post, sarei passata alla Feltrinelli a ritirare dei libri e avrei pagato le bollette. Per questo dico che se io avessi un’azienda vorrei avermi come dipendente, se fossi un datore di lavoro mi assumerei (e in effetti, in parte, l’ho fatto). Sì, lo scrivo a chiare lettere: io vedrei in me un bocconcino particolarmente succulento o, per dirla in modo professionale, una risorsa dalla quale trarre enormi vantaggi.

Chiaramente sto parlando della me mamma, ché la me di prima era molto più divertente ma anche molto meno produttiva. Sto parlando del fatto che per una donna, dopo che ha partorito, superato notti insonni, essere sopravvissuta ad urla e aggirato capricci, non esiste problema al mondo al quale non sa approcciarsi nella maniera giusta, quella mirata a risolverlo con precisione e nel minore tempo possibile.

Non sto parlando di semplice multitasking né di mere capacità organizzative. Sto parlando di quella capacità di fare entrare nella stessa borsa biberon, sigarette, libri musicali, agenda, planner di lavoro e di tirare fuori ogni oggetto al momento giusto. Senza sbagliarsi mai.

I’m bitch, I’m lover

I’m a child, I’m a mother

I’m a sinner, I’m a saint…

Sto parlando del fatto che quando riesco ad alzare gli occhi dalla cortina della stanchezza sento di avere una marcia in più. Non so se siano proprio superpoteri. Di sicuro, in quei giorni, a me Thor me fa ‘na pippa.

E al prossimo colloquio di lavoro, quando ci sarà, è questo quello che dirò.

 

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26 Commenti

  • Rispondi Vanja 13 gennaio 2015 alle 11:22

    Bravissima Lucrezia!
    Credo che quando diventi mamma tutto quello che prima ti sembrava difficile, insuperabile, tragico, sembrerà una bazzecola! Sono d’accordo anche sulla miglioramento della produttività.
    Io non sono mamma, ma credo che doverti occupare di una persona che dipenda al 100% da te, sia già motivo di riorganizzazione di tutte le altre c.d. priorità della vita.
    Ti assumerei anche io, ma non ho un’azienda 🙂
    Baci

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 13 gennaio 2015 alle 11:31

      Sì, parlavo proprio di quello. Per forza di cose i tempi vanno ottimizzati quindi si migliora, se si decide di mettersi in gioco 🙂 e di non farsi assorbire completamente (o troppo completamente) dalla maternità

  • Rispondi Silvia29estop 13 gennaio 2015 alle 11:41

    Sottoscrivo ogni singola parola di quello che hai detto!
    Io sono rientrata pochi giorni fa dalla maternità del mio secondo figlio e prima di rientrare avevo paura al pensiero di come avrei fatto a gestire lavoro, casa, un figlio alla materna e uno appena dimesso dall’ospedale (che ovviamente non può tornare al nido prima della primavera!). In un attimo ho pianificato tutto e ho tirato fuori capacità di problem solving che non avrei mai immaginato di avere. Prima di diventare mamma tutto questo non sarei mai riuscita a farlo!
    Io sono stata fortunata perchè il mio capo è una rarità ma anche lui è stato fortunato a trovare me :p
    Ora condivido il tuo post con tutte le mie amiche mamme-lavoratirci-multitasking!

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 13 gennaio 2015 alle 11:43

      Daje. Su crediamoci un po’ e facciamoci assumere perché “una mamma ha una marcia in più”.

  • Rispondi Silvia A. 13 gennaio 2015 alle 11:58

    Guarda, una volta ho steso una ipotetica lettera di presentazione da allegare ad un CV. Va bene più o meno per qualsiasi mamma e più o meno descrive quanto hai appena descritto tu.

    Peccato che ce la stiamo qui a raccontare da sola e il datore di lavoro meno illuminato avrebbe visto solo (e di mal occhio) la telefonata che hai fatto al pediatra INVECE DI…

    :-/

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 13 gennaio 2015 alle 12:07

      Ma guarda che la telefonata l’ho fatta quando ero in pausa 😉 Boh, non lo so, probabilmente hai ragione tu però secondo me presentarsi ad un colloquio dicendo: “Sono mamma quindi sono pronta a tutto” ha il suo appeal. Chiaramente va specificato che siamo pronte a spenderci per il lavoro, che abbiamo la possibilità di allontanarci dai figli e tutto il resto. Io delle mamme in genere, se fossi un datore di lavoro, non mi fiderei. Ma delle mamme professionalmente determinate, di quelle sì.

  • Rispondi Laura 13 gennaio 2015 alle 12:55

    Ti stimo!

  • Rispondi marghe 13 gennaio 2015 alle 14:53

    grande!

    ricordiamocelo e ricordiamoglielo sempre, che dimentichiamo tutti troppo spesso queste vere verità che hai descritto così bene 🙂

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 13 gennaio 2015 alle 16:22

      Io in primis me lo devo ricordare che smesso me lo dimentico

  • Rispondi Laura 13 gennaio 2015 alle 14:57

    …ma sai che ci hanno scritto un libro interessante che sto leggendo ora!
    Si intitola Maamla maternitá é un master…e comunque voglio vederlo il giorno i cui i datori di lavoro capiranno che le mamme sono una risorsa e non una minaccia…per ora mi tengo il mio pessimismo…
    Ciampa: http://www.amazon.it/Maam-maternità-master-rende-uomini/dp/881707618X

  • Rispondi anna 13 gennaio 2015 alle 14:59

    Batti cinquanta sorella!

  • Rispondi Lucia Malanotteno 13 gennaio 2015 alle 15:31

    D’accordo su tutta la linea! Chi crede che assumere una mamma sia una rimessa è un pirla! E pigliati uno che con 37,1°C è moribondo, vah!

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 13 gennaio 2015 alle 16:15

      immagino che ne conoscerei a bizzeffe. Di moribondi dico 🙂

  • Rispondi rossana 13 gennaio 2015 alle 19:30

    Io pure sottoscrivo. È vero rimasta incinta sono stata lasciata a casa ma io oggi nel mio cv che sono mamma lo scrivo al primo posto e voglio vedere poi il confronto con la ventenne che costerà di meno ma rende pure meno. A noi mamme nulla è impossibile. Il mago Silvan …. Un baffo al confronto!

  • Rispondi Lorenza 13 gennaio 2015 alle 21:07

    Sottoscrivo ogni singola parola.
    Siamo in vacanza 5 gg con rospino e compagno.
    A tratti, sottolineo a tratti, stacco un po’ il cervello e smetto di organizzare tutto. Il caos. Siamo quelle che sanno sempre tutto. Dove si va perché dove sono le cose qual è il piano della giornata… Multitasking ci fa un baffo!

  • Rispondi mammaalcubo 14 gennaio 2015 alle 9:45

    Grandissima! Dobbiamo dirlo a tutti che siamo toste!
    Io ho dedicato una rubrica alle mamme toste che lavorano o che vorrebbero farlo ma sono invischiate nel circolo vizioso dei pregiudizi aziendali… Se ti va tra una telefonata, un aerosol e una presentazione del libro, mi piacerebbe ospitarti in una delle prossime interviste: http://mammaalcubo.altervista.org/category/lavoro-mamma/

  • Rispondi jenny 14 gennaio 2015 alle 13:06

    sai che tempo fa ho letto un articolo su D di donna di repubblica sul fatto che le donne che rientrano al lavoro dopo la gravidanza hanno FISICAMENTE una marcia in più perché il cervello diventa multitasking ed è più vigile e più attento agli stimoli…ora lo cerco e se lo trovo te lo mando!!

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 14 gennaio 2015 alle 14:20

      sì, lo leggo volentieri

      • Rispondi Laura 15 gennaio 2015 alle 12:17

        anche io sono curiosa di leggerlo…consiglio anche il libro citato sopra…molto illuminante…( e anche una bella iniezione di autostima…)

  • Rispondi Fabio Franklin 15 gennaio 2016 alle 20:32

    Ecco la differenza sta proprio nella risposta alla domanda lucida, sincera, intima “Ma ti assumeresti nella tua ditta?” Di noi visti come centinaia di esuberi di un azienda da chiudere, la maggior parte uomini e donne si sarebbero assunti.

    Io no. Io non mi sarei assunto.

    Ecco perché la mia vita sta andando peggio. Vivere di espedienti per 10 anni mi ha portato affamato, sfinito in un deserto. Mi estinguerò per inedia.

    Quindi vi consiglio in qualsiasi azienda in crisi vi troviate di continuare, nonostante tutto, a dare il meglio e continuare a studiare, qualcosa che vi piaccia. Continuare a vedere un futuro, datevi una possibilità. Se l’azienda va male saprete di aver fatto il vs. fottuto dovere, di esservi preparati per il disastro, di esser pronti a passare ad altro. Addirittura pronti, fiduciosi ad assumervi da una vostra ipotetica ditta.

    Quando la fiducia se ne va è come l’alito della vita.
    Certo al pronto-soccorso ci sono anche quelli che rianimano i casi disperati.
    Ma non contateci. Ogni tanto qualcuno lo perdono.

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 17 gennaio 2016 alle 21:07

      Io credo che comunque, come dici tu, a tutti venga data almeno una possibilità e di qualsiasi cosa si tratti è un dovere quantomeno tentare di viversela. Aver fiducia in se stessi non è facile, ma pure questo è un dovere morale. Pensare che si sta tentando, con i mezzi che ci sono stati dati, di farcela può essere un primo passo.

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