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Davvero per educare i figli basta l’esempio?

Sì, è vero: per educare bene un figlio ci vuole l’esempio. L’esempio di un uomo che rispetta la sua donna o che l’aiuta con le lavatrici anzi, che in casa fa le lavatrici, perché dire che aiuta la sua donna con le lavatrici fa passare un messaggio sbagliato. Fa pensare che fare le lavatrici sia un’azione appannaggio della donna.Dividersi i ruoli equamente, non alzare la voce, non farsi sorprendere a litigare, evitare di lasciarsi andare a sproloqui e frasi infelici su razza e genere anche se “i grandi” che si lasciano andare a questo tipo di frasi lo fanno in maniera “goliardica”.

L’esempio conta, è vero. Direi che l’esempio è fondamentale per un figlio. Ma credo che lo sia più per la sua crescita che per la sua educazione.

Crescere in ambienti intrisi di serenità, seppur apparenti, di modi educati, di valori e rapporti più o meno veri e profondi fa la differenza, ne sono convinta, e rende un bambino più o meno pronto ad affrontare la vita. E farlo con onestà. Tutto vero, per carità, ma poi ci sono gli insegnanti, gli amici, i conoscenti, la società, le icone da ammirare, i (falsi) miti da emulare e contro questo non so quanto un genitore col suo esempio possa fare. Me lo domando spesso, è la prima cosa che mi domando quando leggo fatti di cronaca che hanno come protagonista più o meno malcapitato, un ragazzino, un uomo o una donna di giovane età. Mi domando quanto la colpa di quello che accade o facciamo accadere è da attribuire alla famiglia, ai propri genitori, al loro esempio. E quanto, invece, in alcune scelte e gesti avventati, conti l’influenza del contesto.

E ancora mi domando se c’è un modo per arginare questa influenza? Per prevenire che i nostri figli siano fuscelli al vento del primo leader improvvisato o di una voglia sacrosanta di non essere emarginato?

Fare il meglio che possiamo per crescere figli che siano uomini e donne che abbiano la possibilità, ma soprattutto la consapevolezza di scegliere, capendo cos’è giusto e cosa è sbagliato. Punto. Non credo che un genitore possa fare di più se non appellarsi a tutte quelle botte di culo che, personalmente, tante volte mi hanno salvata dal peggio.

Dare l’esempio, ma anche sperare nella buona stella. Questo scriverei nei manuali d’istruzioni alla genitorialità che dovrebbero distribuire all’uscita dalla sala parto. Il sospiro carico di angoscia poi ce lo aggiungo io.

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6 Commenti

  • Rispondi Simona 26 luglio 2017 alle 19:01

    Bello spunto di riflessione.
    Me lo domando spesso anche io e sono d’accordo con te, il nostro esempio è fondamentale, ma in generale non possiamo pensare che il futuro modo di essere dei nostri figli possa dipendere solo da quello (purtroppo o, in certi casi, per fortuna!). Il fattore C conta.
    Sulla facilità di essere influenzati, durante un incontro una psicologa ci ha parlato dell’importanza di lasciare che a volte i nostri figli ci dicano di no: ad alcune nostre richieste (non su temi fondamentali!) dovremmo accettare il loro “no” per dimostrare loro che per essere amati/accettati non è necessario rispondere sempre di sì.. L’esempio era riferito ad adolescenti, per cui ho ancora mooolto tempo per pensare se ce la potrei mai fare… per il momento dalla duenne mi tocca il no categorico al 90% delle richieste comunque 😉
    PS: scusa ma non resisto e te lo devo chiedere, dove hai trovato questo bellissimo lupetto??? 🙂
    PPS: e comunque BRAVA!

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 28 luglio 2017 alle 10:44

      Il lupino l’ho preso alla Feltrinelli, ci sono anche dei librini con le sue storie e Pit li adora 🙂

  • Rispondi Barbarella 27 luglio 2017 alle 11:31

    ciao. Anche io penso spesso alle botte di culo, perché essermi salvata da un autostop pericoloso, da eventuali collassi alcol-fumo, da amicizie pericolose o da incidenti dovuti a superficialità non posso certo dire che è grazie ai miei genitori, che però sono stati bravi, credo.
    Ma sono assolutamente convinta, avendo oramai la prima figlia in periodo medie e sentendone di ogni, che la famiglia è fondamentale come esempio, nel darti sempre il giusto indirizzo nel capire il giusto e lo sbagliato. Anche e soprattutto nelle fase “dopo” cioè quando i guai sono fatti.
    Una famiglia che ti aiuta e ti educa a prenderti i meriti ma anche a prenderti le tue responsabilità sempre, anche quando la fai “grossa”.

    barbara

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 28 luglio 2017 alle 10:43

      Sì, hai ragione, credo che insegnare a prendersi la propria responsabilità sia un grandissimo insegnamento.

  • Rispondi Priscilla 28 luglio 2017 alle 9:15

    Ciao, hai centrato il punto: per quanto un genitore si impegni, se i figli cominciano a frequentare compagnie sbagliate non c’è niente da fare.

    Bisogna lavorare sui fianchi, senza stare loro addosso e…tenere le dita incrociate!

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