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Cinque cose che amo davvero tanto dell’essere mamma

I piedini. Sono una drogata dei piedi di mio figlio. Me li mordicchio, li bacio, li stropiccio.Trovo che siano la quintessenza della tenerezza. Morbidi, tondi, lisci, lisci, con quella dita piccole piccole. Mi ricordano ogni volta quanto siano belli i bimbi. Quando sono piccoli o piccolissimi, s’intende.

Guardarlo dormire. Tra le cose che amo di più dell’essere madre c’è l’opzione: “figlio che dorme”. Una rarità, lo so, ma una di quelle cose che quando succede è sempre bellissimo. E non solo per la pace che si respira tutt’intorno, ma perché quando lo guardo dormire beato tuo figlio, pacifico, disteso, ti dimentichi di quanto sia stato impegnativo stare con lui fino a poco prima, di quanto siano faticose e intense le giornate da mamma. Io lo guardo dormire e trovo la pace. Solo per una manciata di minuti, ovviamente.

Le risate. Quelle risate che nascono dalla pancia e diventano contagiose e che, solitamente, nascono da cose stupidissime. Come un rumore improvviso. O una smorfia. O le lotte e il solletico che trasformano un sorriso in risate infinite. Quel suono bellissimo che ti fa passare ogni incazzatura e che lenisce anche qualche momento di tristezza. Loro ridono e poi ridi anche tu. E insieme non riuscite più a smettere.

Avere una buona scusa. Per disdire un appuntamento all’ultimo minuto. O per evitare quella cena con gli ex compagni di classe alla quale non hai nessunissima voglia di andare. La febbre improvvisa di quello piccolo resterà sempre il modo migliore per salvare (più o meno) la faccia anche quando tiri pacchi a raffica. Tutto molto bello, finché alla vigilia del weekend fuori organizzato da mesi, la febbre improvvisa a quello piccolo non verrà davvero.

Sentirmi speciale. Eh sì, diciamolo, i figli ti fanno sentire speciale. Almeno per i primi tempi. Ti fanno sentire amata incondizionatamente, nonostante tu continui ad avere spiccati atteggiamenti da pessima madre. La verità è che loro se ne fregano della cena servita in perfetto orario, se ne fregano dei vestiti che profumano di bucato e se ne fregano pure della capacità di concentrazione che abbiamo nel costruire castelli altissimi con le costruzioni. Loro ci amano così come siamo. Per come siamo. Almeno per i prossimi sette o otto anni. All’adolescenza di mio figlio, ora, non ho la forza di pensarci.

 

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2 Commenti

  • Rispondi Manuela 17 Ottobre 2016 alle 14:17

    Le manine avvinghiate a me, le risate di pancia, averli spaparanzati addosso come se fossi un cuscino paradisiaco, la pace e il respiro calmo delle loro ninne, e come dici tu il sentirmi unica, speciale e indispensabile sempre!

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