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Che ne è stato della me che sognavo a 15 anni?

Quando avevo quindici anni pensavo che a trent’anni sarei stata una donna realizzata.
Pensavo che non sarei mai uscita di casa struccata, che mi sarei vestita ogni giorno in maniera impeccabile, avrei indossato i tacchi con disinvoltura, sarei stata piuttosto “in carriera” e discretamente benestante. Nei miei pensieri ero magra e piacente. Senza un uomo, o forse sì, non era un dato rilevante quello, di certo senza figli. Nei miei sogni avevo un trench, un Borsalino e una borsa costosa. Ogni giorno diversa.

Insomma, niente di strano. Sono una delle tante ragazze degli anni ’80, figlia del benessere di genitori che, come unica strada nella loro vita, avevano il posto fisso e una serie di tappe da seguire e conseguire.

Noi, di certo, non siamo cresciuti a pane e precarietà e credo proprio per questo, abbiamo avuto sogni grandi e molto lontani da quella che poi si è rivelata la nostra realtà “adulta”.
Che ne è stato di quella donna indipendente, emancipata, con la piega sempre fatta e nessuno a cui render conto? Me lo chiedo spesso.
Credo che, semplicemente, la vita mi abbia portato molto lontana da lei. Però credo anche un’altra cosa: credo che, in fondo, in fondo, io non abbia mai fatto davvero niente per diventare quella donna lì, quella Carrie che ci strizza l’occhio quasi ogni giorno dal canale 115 di Sky.

Credo che in fondo, in fondo, quella proiezione di me, dalla quale non riesco a liberarmi è, semplicemente, qualcosa che non mi appartiene. È pretendere di essere Carla Fracci con il fisico di Bridget Jones. E poi, diciamocelo, è non volerlo poi così fermamente.

Sono una grande sostenitrice della teoria che dice che i sogni altro non sono che obiettivi, obiettivi che però si raggiungono col sudore, con i sacrifici e con tanta, tanta, tanta forza di volontà. E so anche bene che il primo passo per raggiungerli questi obiettivi è smettere di lamentarsi.
Negli ultimi mesi io non ho fatto altro. Non faccio altro che lamentarmi.
Mi lamentavo perché volevo il posto fisso e poi perché volevo essere freelance e poi ancora perché essere freelance è così difficile.
Mi lamento perché ho i capelli corti, ma continuo a tagliarli ancora più corti.
Mi lamento perché perché sono una mamma assente e mentre mi lamento penso a quando fuggire nuovamente “da sola”.
Mi lamento perché non dimagrisco e nel frattempo pranzo con un pacchetto di fonzies bevendo Coca Cola.

Insomma mi lamento. Perdo tempo a lamentarmi. Perdo moltissimo tempo a lamentarmi. E divento noiosa. Grigia. Inconcludente.

Spesso mi chiedo se dietro tutto questo lamentarsi non ci sia una tacita accettazione di noi stesse, così come siamo. Forse ci siamo già perdonate e, in fondo, in fondo, ci andiamo bene così, ma è ancora troppo presto per ammetterlo.
Quella donna che a trent’anni avrebbe dovuto avere il mondo in mano non c’è. Probabilmente non ci sarà mai, nemmeno a 40, perché io non sono quella donna. Credo che quella donna sia semplicemente la visione che vorrei avere di me stessa, ma dalla quale ho bisogno di prendere congedo.

Credo che quella donna sia semplicemente una me stessa che si lamenta di meno e che fa di più. Con una buone dose di ottimismo. E un trench nuovo che, effettivamente, mi farebbe parecchio comodo avere.

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10 Commenti

  • Rispondi Saveria 12 Ottobre 2016 alle 14:39

    Ma sai che oggi ho fatto un po’ la stessa valutazione su di me?? In effetti sembravamo avere il mondo in pugno da piccole e ora la delusione è grande. Per certi aspetti mi va bene così, per altri assolutamente no e si mi lamento! Anche perché a volte è davvero l’unica cosa che puoi fare.

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 12 Ottobre 2016 alle 16:48

      Voglio iniziare a pensare che spesso sia l’unica via di fuga, l’unica cosa che pensiamo possiamo fare, perché la più vicina. Io sono una lamentina, ma sono perfettamente consapevole del fatto che tanto dei miei mali dipendono proprio dal fatto che passo un sacco di tempo a lamentarmi, invece che a fare 🙂

  • Rispondi vanessa 12 Ottobre 2016 alle 15:39

    ciao. ti ho appena scoperta e sicuramente ti seguirò mi chiamo vanessa ho 26 anni due bimbi e un compagno.. anche io come te avevo grandi prospettive della mia vita.. inizialmente veterinaria, poi maestra, poi un’attività tutta mia.. poi mi sarebbe piaciuto diventare una party decoratrice.. ora sono semplicemente una mamma casalinga.. ma il mio ultimo desiderio rimane aperto nel cassetto..!!

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 12 Ottobre 2016 alle 16:50

      Beh, direi che sei ancora in tempissimo per realizzare il tuo sogno 🙂 io faccio il tifo per te!

  • Rispondi Alessandra 13 Ottobre 2016 alle 8:43

    a 15 anni avevo gli stessi sogni, ma li ho cambiati rapidamente quando una brutta malattia si è portata via mio papà in meno di 2 mesi. Da allora vivo ogni giorno godendomelo, ho trovato il bello in ciò che di brutto è accaduto e il bello è che da allora vivo senza lamentarmi, e davvero, ma davvero sul serio, mi godo tutto ciò che ho, e ho tanto di bello! 2 bimbi meravigliosi,un lavoro (che un po’ mi piace e un po’ no, come tutti!), la possibilità economica di togliermi e toglierci qualche sfizio, qualche viaggio….per molti nulla di che ma per me ogni giorno è speciale! per questo non mi riconosco affatto nella generazione dei lamentosi nè di quelli pieni di sensi di colpa. a 33 anni posso dire di essere realizzata, senza essere una manager, senza essere carrie, senza essere superwoman…

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 13 Ottobre 2016 alle 11:37

      Direi che è una bellissima cosa, anche se la premessa è quella di un grande dolore. A volte, purtroppo, sono solo le cose brutte che riesco ad aprirci gli occhi e farci capire qual è il reale valore delle cose. Sembra retorica, ma non lo è.

  • Rispondi katia 17 Ottobre 2016 alle 15:22

    Mi hai tolto le parole dalla tastiera del computer… 🙂
    anche io sognavo di essere una donna in carriera, proprio come te!.. passati i 30 anni senza figli e marito, libera di uscire ogni sera con le amiche e di non avere altre responsabilità se non quelle del lavoro.
    La realtà è bene diversa… ho quasi 33 anni, non sono in carriera, ho una bimba in arrivo e un marito fantastico..
    e sinceramente, sono davvero felice così! (anche se qualche soldino in più non guasterebbe!)

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 18 Ottobre 2016 alle 10:24

      Beh, dai, già partire da una base di felicità non è male per niente 🙂

  • Rispondi Giulia 21 Ottobre 2016 alle 18:01

    Cara Lucrezia, ti seguo da mesi in silenzio e apprezzo molto la tua schiettezza e ironia.
    Non so se sono un’eccezione, ma io a 15 anni…non sognavo!! Ero troppo insicura, indecisa, spaventata e con zero fiducia in me stessa, per cui non mi sono mai permessa di pensare in grande perché tanto ero certa che non avrei mai combinato niente di buono.
    La vita per fortuna mi ha smentito. Ora ho 37 anni, sono diventata un medico ospedaliero, lavoro che amo anche se mi fa dannare, ho un marito che non so cosa ho fatto di buono per meritarmi e un bambino in arrivo a fine anno con il quale mi accontenterò di non fare troppi disastri, perché pensare di essere una buona madre è pretendere troppo. Da ragazzina suonavo il pianoforte, hobby che ho abbandonato sempre con la solita tiritera del ‘tanto non sono capace’. Da anni accarezzo il sogno di ricominciare a suonare, sogno finora mai concretizzato. Ma qualche giorno fa mio marito mi ha fatto trovare in casa una tastiera digitale come regalo di compleanno. Che dire, mi sa che mò me tocca…:))
    Insomma, sto molto meglio ora che vent’anni fa. La tanto decantata gioventù per me è stata per molti versi un periodaccio che non rivivrei.
    Ti abbraccio. Credo che dopo la nascita del pupo, quando mi sentirò una merdaccia incapace e indegna (perché oramai mi conosco, mi succederà), passerò a trovarti spesso per tirarmi su;)
    Giulia

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 24 Ottobre 2016 alle 11:00

      Beh, dai, essere appagate mi sembra già un bellissimo traguardo. Io faccio il tifo per te e per la tua tastiera, e in bocca al lupo per il pupo. Io ti aspetto qua 😉

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