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Amore è… salvare o essere salvate?

Ho (abbiamo??!) un concetto dell’amore sbagliato. Lo so, ma ogni volta ci casco di nuovo. Confondo l’amore con il mutuo soccorso. Magari la colpa è di Candy Candy, del suo cazzo di spirito da crocerossina che ci sembrava tanto nobile da bambine, ma troppo spesso penso che amore sia salvare, o meglio essere salvate, dall’infelicità. Lo penso, ma poi. mi ricordo che non è così perché, ne sono convinta, l’amore, quello di coppia, quello che sopravvive, ha almeno un po’ a che fare con l’egoismo. E ora sì, mi direte che egoismo è una parola brutta, che stride, che non ci può essere mai amore dove c’è egoismo, eppure io sono convinta del contrario.

Convinta che l’unico punto d’incontro possibile per restare in equilibrio sia quello in cui entrambi si sono presi i propri spazi, il proprio tempo, il proprio benessere anche lontano dall’altro o dall’altra.

Pensateci. Non diciamo spesso che per essere buone mamme, dobbiamo essere donne appagate? Non lo troviamo tutte un concetto sano, seppur un pizzico egoista? Sì, lo è, è sano perché l’amore non è dedicarsi all’infelicità (o alla felicità) dell’altro né, tantomeno, essere salvati dalla propria perché, mi duole ammetterlo dato che non ne sono mai stata capace, le uniche persone che possono salvarci dalla nostra infelicità siamo noi stesse.

Da mamme, moglie, fidanzate, professioniste, single incallite, perché chi può avere il coraggio e la forza e l’amore necessario per affrontare il nostro magma di malessere, se non ne abbiamo nemmeno noi a sufficienza? L’uomo che ci salverà no, non è di questo mondo, a meno che non sia nostro figlio o Edward Lewis alias Richard Gere, ma quantomeno noi dovremmo essere giovani prostitute fighe almeno quanto Julia Roberts.

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