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Alle madri egoiste. Che sono le migliori.

Io sono una di quelle che trova sempre un sacco di scuse. O meglio, sono una di quelle che trova un sacco di scuse cinque minuti prima di uscire di casa. Non è sempre stato così, diciamo che è sempre stato tendenzialmente così e che la maternità ha peggiorato notevolmente questo mio approccio pigro e disfattista.
Del tipo che quando è nato Pit sono uscita di casa da sola con lui, la prima volta, quando aveva quattro mesi. E solo perché il Coinquilino era partito per lavoro. Se riesco a partire, poi, sono un fiume in piena, di base anzi mi arrovello perché ho bisogno di partire, di fare, ma poi, cinque minuti prima di buttarmi arrivano quelle paranoie lì. Sì, quelle che conosciamo bene.
Ma che vado a fare, sono solo pubbliche relazioni” che, per intendersi, sono il 70% del mio lavoro.
Un’e-mail dici, no, non la mando tanto figurati se rispondono” che, per intendersi, succede spesso, ma non sempre, sempre e, solitamente, basta una volta per cambiare parecchio le cose.
No, resto, ho un figlio piccolo e delle responsabilità qua” che, per intendersi, non sono solo mie.
Venerdì scorso sono partita per Torino e su Facebook ho scritto questa cosa qua, legata proprio al fatto che l’ultima cosa al mondo che avrei voluto fare, quella mattina, era partire. Per senso di colpa. Per il senso di dovere. Per le mie difficoltà che ho nel chiedere aiuto, di prendere la mano che mi viene tesa, solo per la profonda incapacità mia di dire grazie.
Sono partita, però, perché sapevo di non poter rinnegare ancora una volta quello che quasi ogni giorno scrivo, il fatto cioè che una mamma è prima di tutto una donna, che c’è un lavoro, una passione, una dedizione che non può essere rinnegata o messa sempre al secondo posto. Non è questione di priorità o di essere degeneri, è la necessità di amarsi per prime per poter regalare ai nostri figli madri serene.
Sono partita perché se non lo avessi fatto sarei restata immobile, al sicuro ma nascosta, avrei dato voce alla paura e sarei tornata a lamentarmi guardando le altre che, invece, fanno.
Che poi è la stessa cosa del culone, eh. Continuo a lamentarmi e ad inveire contro le mamme che, con sacrificio (o per natura, e contro quelle infatti continuo ad inveire), si sono date da fare per rientrare nei jeans senza fare assolutamente nulla. Anzi, sì, per consolarmi mangio schifezze.
Non so se dipende dalla paura di fallire o dagli stereotipi con i quali, bene o male, sono cresciuta. Non so se faccia parte del pacchetto “maternità”, ma di sicuro essere egoisti, riuscire a pensare a se stesse, fare appunto, quando hai un bambino diventa più difficile. Fare è sempre più difficile che non fare. Ma non è mai la cosa giusta.
Io sono convinta che l’egoismo, inteso come prendersi cura di se stesse e curare i propri spazi, il proprio lavoro, le proprie passioni, le proprie amicizie sia la chiave del successo di una coppia.
Che non lo sia, allora, anche per una maternità serena?

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8 Commenti

  • Rispondi Serena 17 Maggio 2016 alle 10:20

    Sono sempre più convinta che ci abbiano separato alla nascita 😉

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 17 Maggio 2016 alle 10:26

      <3 dobbiamo vederci, vengo presto a Milano comunque!

  • Rispondi Girandola Precaria 17 Maggio 2016 alle 12:02

    Ieri un papà dell’asilo nido mi ha detto che no, questo week end loro non sono a casa, perché sua moglie parte GIOVEDÌ per un addio al nubilato e vanno a IBIZA, tornando DOMENICA.
    Io che mi sento in colpa perché, oltre che lavorare sono iscritta all’università, e oso frequentare rubando due ore alla prole.
    Ecco, dobbiamo tutti imparare da questa donna. E da suo marito, che ha insistito che andasse.

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 17 Maggio 2016 alle 12:11

      Sì, hai ragione. E credo che quella che descrivi sia l’essenza di una coppia che funziona. Brava lei e bravo lui 🙂

  • Rispondi Fiorenza 17 Maggio 2016 alle 15:13

    Quanto credo in questo egoismo di cui parli <3

  • Rispondi Sarina 18 Maggio 2016 alle 10:52

    Quel certo egoismo andrebbe applicato a tutto, no solo all’essere madri. Ma anche all’essere figlie, fidanzate, lavoratrici. E secondo me io ho il senso di colpa ce l’ho nel dna. Figuriamoci se diventassi mamma….

    • Ceraunavodka
      Rispondi Ceraunavodka 18 Maggio 2016 alle 11:25

      diciamo che il mio senso di colpa congenito è un po’ peggiorato, in effetti, ma bisogna tenerlo a bada. E non solo nella maternità, come dici tu!

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